Recensioni

Sesto album in studio per Loraine James, artista e producer che da sempre spazia fra numerose sottoculture e registri britannici (e non solo), come R&B, hardcore continuum, IDM e ambient. Detached From The Rest Of You arriva a tre anni dall’acclamato Gentle Confrontation, mentre l’anno scorso James è uscita con il suo moniker Whatever The Weather, per un disco votato a un ambient algido ma dalla sottesa inquietudine umanista. In un’intervista a Paste la producer ha dichiarato di non considerare questo ultimo lavoro il migliore della sua carriera: di sicuro è il meno club-oriented, più legato a una spazialità, che si traduce in una produzione, minimalista e rarefatta.
Il disco si snoda infatti tortuoso, i pezzi puntellati da glitch ispirati, nelle parole dell’artista, dalla produzione di AOKI Takamasa. In questo senso le prime due tracce, ma soprattutto il seconda, The Book Of Self Doubt, non sfigurerebbero in lavori dell’artista giapponese come 28, insieme a Tujiko Norito (ma neanche in produzioni IDM più “classiche”, à la Four Tet). Il continuum giapponese, all’intersezione fra elettronica, glitch e pop glaciale e vitreo, è reso esplicito dalla collaborazione con Miho Hatori, artista dalle numerose incarnazioni, tra cui quella di cantante dei Cibo Matto, in Flatline, pezzo che più esplicitamente si avvicina alle atmosfere della fu Raster-Noton.
Le altre collaborazioni svelano singolarmente le numerose sfumature espressive da sempre presenti nel discorso di James. In a Rut, con Sydney Spann, collima con l’ambient, con spoken word sorretti da tastiere vapor. Anysia Kim presta la sua voce all’R&B soffuso, con inserti alt-rap, di Score. L’hip hop in Ending Us All, con l’MC e collaboratore di lunga data Le3 bLACK e Fyn Dobson, batterista del giro Warp. Nel disco troviamo anche Alan Sparhawk, che con una toccante delivery aggiunge un’umanità pensosa e sofferente al glitch-pop di Peak Again. Infine, sempre all’R&B sparso e decostruito (Erika de Casier et similia) guarda Habits and Patterns, con una salmodiante Tirzah alla voce.
La dinamica fra macchina e componente umana (qui intesa come emotiva, autobiografica, in altre parole emo, altro tassello importante nell’immaginario di James, sancito in One Way Ticket to Midwest Emo su Gentle Confrontation) viene resa esplicita nella lunga Forever Still (Steel): qui James, a metà fra rap e spoken word, si confessa sopra un tappeto percussivo quasi footwork; la traccia poi trasmuta, le voci si susseguono, distorte, disordinate e lo-fi: l’elemento artigianale, quasi ingenuo, che introduce al pezzo finale del disco, See Through. La traccia si muove in trasparenza, vetrosa come certe cose di ML Buch, funestata da rumore statico, un purgatorio emotivo prima ancora che estetico, attraverso cui però l’artista, come da titolo, riesce a vedere chiaramente.
Se non il migliore lavoro finora, Detached From The Rest Of You ci mostra una Loraine James in pieno controllo dei suoi molteplici registri espressivi, che vengono qui affastellati l’uno sull’altro avendo come filo conduttore il glitch, l’imprevisto tecnico, la dispersione dei dati.
Amazon
