Album
Whatever The Weather II
-
Fernando Giacinti
- 14 Marzo 2025
Secondo disco per l’artista e producer britannica Loraine James con il moniker Whatever The Weather, dietro il quale dare sfogo al lato ambient del suo percorso. II è un disco molto simile all’omonimo predecessore. Troviamo infatti lo stesso fotografo per la copertina (Collin Hughes: lì una montagna innevata, qui un paesaggio desertico), gli stessi titoli dei pezzi, che indicano temperature affini agli stati d’animo dell’artista, e la stessa modalità di improvvisazione con i synth: il disco è registrato infatti in presa diretta, senza sovraincisioni; l’unica post-produzione (a cura di Joshua Eustis, metà dei Telefon Tel Aviv) riguarda l’aggiunta di voci pitchate e field recordings.
Musicalmente, II continua sulla via di un’ambient pesantemente indebitata con l’IDM anni ’90. Un genere spesso percepito come bianco e intellettualistico, con la sua ossessione per il dettaglio microscopico e il controllo digitale del suono. Ma Loraine James, giovane donna nera cresciuta a Londra, trasforma questa grammatica in qualcosa di personale: il disco è concepito come libera improvvisazione delle macchine e porta a risultati che ricalcano tutte le tendenze di quel periodo, dal glitch autechriano (3°C) ai synth arpeggiati (5°C) fino all’alternanza rumore-melodia, sonno-veglia alla Aphex Twin (12°C). Eppure, dietro il rigore formale, la sua musica pulsa di una fisicità e di un’emotività che ribaltano la freddezza analitica del genere, specialmente negli episodi più tessiturali e dronici come 12°C. Qui, il suono non è mai solo un esercizio di stile, ma un modo per dare voce a una sensibilità che dell’IDM conserva il linguaggio, ma ne sovverte lo spirito.
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