Recensioni

Avevo ascoltato Kassa Overall nel 2019 al JAZZMI a Milano, in apertura a Melanie De Biasio. In quell’occasione, l’eclettico polistrumentista, già batterista per Arto Lindsay, Geri Allen, Vijay Iyer e Dee Dee Bridgewater, si era presentato in duo con Paul Wilson a pianoforte e tastiere.
«Faremo alcuni esperimenti», aveva esordito Kassa: promessa mantenuta anche se risultato non sempre a fuoco in quel frangente, con in primo piano sempre l’interazione tra laptop, sample e il suono acustico, a creare una avvincente ipotesi di swing futuribile o di ibridazione tra hip hop e jazz: le produzioni Thirsty Ear meno sghembe e ispide, un gospel da missione spaziale, l’Anti Pop Consortium trattato con l’ammorbidente, una scrittura che guardava (e ancora punta) al mainstream black ma non diventa mai piatta, grazie ad arrangiamenti sempre interessanti e freschi.
Passati quattro anni e fresco di pubblicazione di Animals, il quinto lavoro a suo nome, le incertezze che avevamo riscontrato in quel frangente si sono tramutate in solide, luminose certezze. Overall è un istrione, si alterna tra batteria, canto e rap con estrema naturalezza; assistiamo a una sorta di ritorno al futuro del soul, groove in HD che puntano dritti dritti a una discoteca di New York, una fuga dal clubbing e dalle nebbie di certo jazz ordita con intelligenza e talento. grazie anche al supporto di una band che gira a mille con in grande evidenza soprattutto Tomoki Sanders (sax soprano, percussioni, voce) e Bendji Allonce alle congas.
Lungo l’arco descritto da questo arcobaleno hyper pop troviamo anche citazioni da Jobim (Darkness in My Heart, da I think i’m good del 2020, riprende il canovaccio armonico di Insensatez) e in generale groove a profusione servito in una saporita pietanza condita da attitudine onnivora e grande capacità di comunicare e contaminare. Ready to ball, in apertura, è un perfetto manifesto dell’arte del quartetto (completato dal tastierista Matt Wong): attacco free alla Alan Silva o Pharoah Sanders altezza “Thembi”, idee in perenne movimento, soul jazz che trabocca ritmo e nitide armonie. Kassa rappa (bene) e suona (benissimo) la batteria, i suoi tre complici supportano alla grande.

Del resto avere tre batteristi (sia Sanders che Alonce si alterneranno allo strumento, oltre al leader) non è una risorsa da poco, in uno show che diventa molto presto una festa. Splendida e toccante Make my way back home, semplicemente un pezzo perfetto, con una melodia da dieci e lode, da qualche parta tra Terry Callier e la Cinematic Orchestra più ispirata, con un verso in cui in tanti possiamo riconoscerci: Now the music is my therapist. La band dosa con sapienza pochi elementi (non c’è il basso, ma non si sente la mancanza): ottime armonie vocali, il sax alto, le congas, il canto, il rap, con solide fondamenta ritmiche che fanno ballare tutto il pubblico.
Kassa e i suoi swingano di brutto, come direbbero i jazzisti commentando un collega che se la cava particolarmente bene: le tenere fibrillazioni di Find me, col suo incedere su due tasti del piano ed esplodere in fuochi d’artificio ritmico che la fanno da padrone per tutto il travolgente concerto: a un certo punto sembra quasi di essere nel bel mezzo di un rituale voodoo ad Haiti. Le costruzioni articolate dei pezzi hanno il pregio di non perdere mai un’oncia in cantabilità e immediatezza.
Intelligent Soul Music potremmo chiamarla, mutuando la definizione dall’IDM, che è invero ambito sonoro molto meno caldo e avvolgente di questo. Qui in effetti ascoltiamo qualcosa di corale, vibrante, dionisiaco, reso ancora più convincente dall’attitudine jazz e dalla convincente pronuncia soul-rap di Kassa. Concerto divertente, coinvolgente, non banale: Kassa è uno da seguire e del resto se in Animals ha collaborato, tra gli altri, con Craig Taborn, Vijay Iyern e Shabazz Palaces un motivo ci sarà.

Menzione d’obbligo per gli ottimi Nadt Orchestra in apertura, ottetto (sezione fiati, chitarra elettrica, basso, tastiere, batteria, percussioni) che rappresenta una novità e un’assoluta sorpresa alle nostre orecchie: un sapida e sapiente miscela di soul, jazz, allunghi dub, groove e attitudine cinematica- Molto bravo il tastierista a inoculare millilitri di jazz nelle vene di una musica languida, setosa, che sa scorrere con grande naturalezza. Un ficcante groove afrobeat orchestrato come Dio Fela comanda e innervato di jazz-rock e funk (vengono in mente i Bixiga 70 da San Paolo, su Glitterbeat) oppure gli Heliocentrics meno sconvolti. Il primo album è in uscita tra qualche mese per Locomotiv Records: restiamo sintonizzati.
Amazon
