Recensioni

Il live show dei Chemical Brothers è qualcosa che ruba l’occhio, oltre a far muovere le gambe. Detto così sembra un’ovvietà – è tutto stra-saputo ci mancherebbe – però bisogna provarlo lì per lì e in presenza fisica per poterlo apprezzare fino in fondo (nel senso che il vario footage che si trova in rete rende l’idea, sì, ma solo in parte). Non si tratta solo di un concerto/dj set con i filmati a fare da sfondo: eh no, qui ci si trova di fronte a una videoinstallazione che si balla, una performance multimediale che si apprezza proprio come crossover audiovisivo. Mentre Ed Simons e Tom Rowlands lavorano sodo nella loro piccola sala macchine a vista, sul grande schermo alle spalle del duo inglese e sul palcoscenico va in scena uno spettacolo mozzafiato di luci, immagini, scenografie che si animano (tipo i robot), il tutto sincronizzato alla musica in un modo perfetto e iperprofessionale: i ballerini in video, filmati dal vero o figure animate che siano, eseguono coreografie e movimenti a tempo frutto di un meticoloso lavoro di ripresa e montaggio a priori e di timing tecnico durante lo show.
Un esempio per tutti: il personaggio inquietante che compare nel visual di MAH ha il labiale che entra esattamente in sync mentre dalle sue mani (e quindi dallo schermo) partono raggi di luce veri nella posizione e al momento giusto… Possono sempre stupirci con questi effetti speciali i Nostri, e lo fanno, perché sono scienza (chimica per la precisione) ma sono anche fantasia. I vari visuals, per la cronaca, sono tutti collaudati e abbinati alla loro canzone (per qualche particolare tecnico in più si può leggere a questo link un’intervista ai creatori, il regista Adam Smith e il graphic designer Marcus Lyall). D’accordo, non ci dovrebbe essere molto di nuovo rispetto al tour del 2019 – a giudicare dai filmati che girano sul tubo – però almeno per il neofita, che a onta di una frequentazione più che ventennale con i loro dischi più amati non era ancora stato a vederli dal vivo, un po’ di ingenua meraviglia è comprensibile.
La scaletta è un mix-blob di pezzi da tutti i periodi della carriera del duo di Manchester, che nel nostro caso parte da Come with Us-Block Rockin’ Beats e ha i suoi perni in alcuni classici immancabili, resi concentrando il succo anche visivo della loro energia – è il caso di Hey Boy Hey Girl – o inseriti nel flow amalgamandoli anche attraverso remix e rivisitazioni che ne camuffano un po’ le fattezze originali (Setting Sun è in una versione molto più “liquida”).

Una chiosa finale la merita The Private Psychedelic Reel: avrei sofferto un poco nel sentirla tagliata e montata, invece i fratellini la lasciano in versione praticamente integrale, con l’inizio a scalare, piano piano, e quel suo mantra inarrestabile che trascina via tutto, tenendola da parte come gran finale, accompagnata da un montaggio di immagini sacre con santi, peccatori e diavoli, tratte da quelle che sembrano vetrate di cattedrali medievali… Se si pensa che Ed e Thom si sono conosciuti studiando il Medioevo all’università tutto torna…
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