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In my mind, in my head, this is where we all came from. The dreams we had, the love we shared, this is what we’re waiting for

Parlare del concerto che lo scorso 2 settembre i Massive Attack hanno tenuto al Parco della Confluenza di Torino, in occasione della chiusura del TOdays Festival, non è un’impresa facile poiché, principalmente, non si è trattato di un concerto. O almeno, non solo di quello. Ciò a cui si è assistito per circa due ore filate ha infatti richiesto la stessa concentrazione, e lo stesso silenzio, che si usano per fruire correttamente di un film, di una pièce teatrale o di un libro di un certo livello.

In poche parole, di un’opera d’arte. D’altro canto si sa che i Massive Attack sono stati una band a parte e che i loro show, di riflesso, hanno sempre mirato al raggiungimento di qualcos’altro rispetto al mero intrattenimento o al compiacimento del pubblico. Che la componente politica e il tema della sostenibilità ambientale siano centrali nel progetto di Robert Del Naja e soci lo si è compreso sin dalla genesi del loro stesso nome e, in un momento storico come questo, non ci si poteva aspettare sicuramente qualcosa di leggero e spensierato. Tutt’altro.

Massive Attack
Massive Attack al TOdays Festival, foto di Matteo Bosonetto (2 settembre 2024)

Protagonista inaspettato della performance, è stato di fatto un ledwall maestoso che, fin da subito, ha assunto il ruolo di sorta di portale verso lo Zeitgeist attuale. A dare il via allo spettacolo ci ha pensato infatti l’emblematico video test del progetto Neuralink, di Elon Musk, nel quale viene mostrato un macaco di nove anni nell’atto di controllare il videogioco Pong mediante l’utilizzo di un chip impiantatogli nel cervello.

Come se non bastasse, a fungere da colonna sonora del filmato (nonché da filo conduttore di tutto il live) è stata una rivisitazione dal vivo di In My Head di Dynoro e Gigi D’Agostino, dove il testo del brano si è caricato di significati altri. Da lì in poi è stato impossibile non lasciarsi risucchiare da un vortice ipnotico nel quale le riprese dei bombardamenti su Gaza, i ritratti di Putin e Netanyahu, nonché dati statistici, riflessioni sarcastiche sul Covid e domande su cosa significhi essere umani oggi, si sono alternati in un crescendo emotivo difficile da descrivere.

Con due batteristi sul palco, in perfetta sincronia e capaci di completarsi a vicenda con precisione chirurgica, la combo formata da Del Naja e Daddy G, insieme a ospiti come Elizabeth Fraser, Deborah Miller e Horace Andy, ha dato vita a un connubio straordinario tra immagini e musica, creando connessioni mentali inaspettate.

Massive Attack
Elizabeth Fraser durante lo show dei Massive Attack al TOdays Festival, foto di Matteo Bosonetto (2 settembre 2024)

Oltre a grandi classici quali Teardrop, Unfinished Sympathy, Karmacoma, Risingson, ed Angel, la band ha eseguito anche tre cover: Song To The Siren di Tim Buckley, magistralmente interpretata dalla Fraser (come ai tempi di It’ll End In Tears e parliamo di 40 anni fa), ROckWrock degli Ultravox, e Levels di Avicii. Tra le altre sorprese, va menzionata la straordinaria partecipazione degli Young Fathers, con cui i Massive Attack avevano già collaborato nel 2023 per l’EP Cease Fire, a sostegno del popolo palestinese.

In un crescendo di emozioni e visioni, a tratti un po’ ridondanti, l’esibizione si è conclusa con il ritorno delle note di In My Mind e della scimmia Pager, che hanno donato forza e coerenza all’intero concept del progetto.

Sebbene la scelta di affrontare temi così complessi e delicati in un contesto simile possa risultare discutibile, la loro importanza e urgenza sono innegabili, soprattutto considerando che non molti artisti oggi prendono una posizione così decisa per risvegliare consapevolezze assopite. Una scelta rischiosa, ma necessaria.

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