Massive Attack
Massive Attack, foto per la stampa (2020)

I Massive Attack hanno un piano per ridurre l’impronta di carbonio prodotta dall’industria dei live

...ed esortano il governo britannico a prenderlo in considerazione

A un anno dalla pubblicazione dell’EP Eutopia i Massive Attack tornano a farsi vivi su un tema per il quale si stanno battendo da alcuni anni. Sono stati pubblicati i risultati di una ricerca commissionata al Tyndall Centre for Climate Change Research nel 2019, nei cui studi già rientravano le strategie per la riduzione dell’impronta di carbonio messe in campo quell’anno dalla band (scegliere il trasporto via treno tra location, organizzare eventi a basse emissioni).

Quel che emerge dallo studio sono un insieme accorgimenti che vanno dai più ovvi (addio al jet privato per spostarsi in tour) ai più sensati (la graduale eliminazione dei generatori a combustibile diesel utilizzati dai festival con deadline ravvicinata, ovvero il 2025), ai più ingegnosi e ambiziosi, ovvero promuovere una standardizzazione delle attrezzature favorendo “modelli plug and play” per ridurre la complessità e il fardello della logistica.

Non solo, il cambiamento, secondo quanto suggerisce il Tyndall Centre, deve avvenire anche dal lato delle venue, ad esempio prediligendo contratti energetici le cui fonti rinnovabili rappresentano, se non il totale, una buona fetta dell’offerta (e questo per promuovere un uso dell’elettricità libera dall’impronta di carbonio).

Riallacciandoci a quanto scelto dai Massive Attack per gli ultimi live, anche gli spostamenti all’interno del territorio di una touring band vanno ripensati, così come gli impianti audiovideo parte dello show, il personale impiegato per metterlo in piedi, in pratica ogni aspetto va tenuto in considerazione (anche quello alimentare), mentre il ricorso a fonti di energia non rinnovabile andrebbe considerato solo nell’impossibilità di soluzioni alternative. Come ultima spiaggia.

Lo studio è stato accompagnato da una lettera aperta che Robert “3D” Del Naja ha inviato al Guardian non senza una critica all’attuale Governo. Nel documento, il musicista prende in esame la portata globale dell’industria musicale legata ai live, nonché il suo introito (4,8 miliardi di sterline), per esortare il Primo ministro ad adottare protocolli e roadmap per la sua sostenibilità, compatibilmente con gli accordi di Parigi. Attualmente a mancare è una strategia, leggiamo, «non sembra vi sia alcun piano in tal senso».

Per i dettagli sulla roadmap proposta dal Tyndall Centre vi rimandiamo a un documento dedicato.

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