Recensioni

I videoclip, per Liberato, il misterioso fenomeno della musica italiana contemporanea, hanno contribuito a creare un’aura di attesa attorno al primo film di Francesco Lettieri. Ultras, arrivato su Netflix il 20 marzo, in piena emergenza Coronavirus, circostanza che ne ha impedito l’approdo nelle sale cinematografiche, è il primo lungometraggio di Francesco Lettieri, l’occhio dietro l’incrocio musicale tra dialetto napoletano e schemi pop contemporanei che ha consacrato Liberato. Un piglio da regista di videoclip, applicato anche ai video di Calcutta e Emis Killa. Il connubio tra movimenti di macchina e musiche è uno dei primi aspetti che salta all’occhio guardando il film: una pellicola godibile ma non perfetta, con interessanti spunti fotografici ed estetici, ambientata tra i gruppi ultras del Napoli. Non un film sportivo, il calcio fa solo da sfondo alle dinamiche di una controcultura che appunto orbita attorno al rettangolo di gioco, ma vive sugli spalti, per le strade, nei circoli dove si preparano striscioni e si impostano gerarchie quasi militaristiche.
Lì si muovono i due protagonisti, un uomo sulla cinquantina e un adolescente, destini legati da una vita priva di affetti, dal desiderio di vendetta e di maturità. Una visione di Napoli da uno scorcio che non è quello della criminalità organizzata che non poteva che affidarsi alle musiche di Liberato. La colonna sonora ha indubbiamente fatto da traino all’hype che il film sta registrando sulle bacheche e negli aperitivi su Skype di questi giorni. E il rapporto tra musica e immagini funziona. Liberato punta ad atmosfere distopiche, flirtando con l’elettronica HD, nei momenti concitati della narrazione: gli scontri finali della tifoseria con la polizia, in occasione della partita tra Roma e Napoli, sono perfettamente trainati da Graziocazz, dai suoi arpeggi di synth ansiogeni dalle parti della trance puntilistica di Lorenzo Senni. Il richiamo all’elettronica sperimentale del momento, ultradefinita o accelerata che sia, è palese nella partecipazione di Gaika. L’indefinibile artista originario di Brixton, riuscito a imporsi come una delle voci più originali del panorama musicale britannico, ci mette la sua assieme a Robert 3d Del Naja dei Massive Attack in We Come From Napoli: un pezzo che scorre su binari house discotecari, ritornelli di synth vocali robotici e i versi in dialetto – con punte di inglese – di Liberato in un inno sull’identità napoletana che potrebbe benissimo approdare sulle curve. 3D è ospite anche in O Core Nun Tene Padrone e in Vien’ Ccà (Part III), dove Liberato torna sulle frasi melodrammatiche sentimentali spalmate su beat trappeggianti. Sono i pezzi con cui continuerà ad alimentare la sua fama tra i teenager.
Per accompagnare le fasi di tensione della storia, il musicista si affida – oltre che a un misto tra le tastiere 80s di Stranger Things e una forma meno concettuale di ambient distopica, come in Luntan’, Rione Terra, Graziella e Graziocazz – anche alla cassa dritta in versione rude e diretta, utile a musicare le scene tra alcol, bamba e sballo. Vien’Cca (Part I) è uno sfoggio di tech-house con le sirene e il vocal roboante a condire i quattro tempi. ‘A Mamm’ E Chi ‘Nnallùcc è un treno potentissimo, bassi avvolgenti e circolari, rallegrati da un vocal kitsch in napoletano. Un po’ come se Cosmo fosse sceso da Ivrea a Napoli. Cchiuù Fort’ va invece sulla techno spastica degli anni Novanta con le tastiere trancey all’impazzata. Tamarrate? Sì, ma nell’economia della colonna sonora, legata indissolubilmente al soggetto e alle ambientazioni del film, occupano il ruolo che le spettano. I protagonisti del film sembrano rivolgersi al clubbing non con l’orecchio attento della ricerca ma solo come valvova di sfogo, strumento utile ad accompagnare bevute e mazzate goliardiche: così Liberato vira alla perfezione sul lato più diretto, crudo e grezzo, della tech-house.
La colonna sonora non va infatti considerata alla stregua di un album: i pezzi che gireranno, anche nelle radio, non mancano, ma il piatto forte è nel rapporto con il film. Un legame riuscito, solido, indissolubile. Come quello che tiene uniti un branco di uomini attorno a una squadra di calcio.
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