Recensioni

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Terra di r&r, pop di gran classe e del più grande tennista di tutti i tempi, la Svezia ha sempre dimostrato di portare in dote una sensibilità raffinatissima per la musica tutta, caratteristica che le ha permesso negli ultimi cinquant’anni di sfornare band e musicisti di assoluto livello e di conquistare il gradino più basso del podio dei produttori di musica mondiale. Un rapporto strettissimo e che ha radici lontane, quello tra il paese scandinavo e la musica, vuoi per l’attenzione alla didattica musicale che viene impartita obbligatoriamente sin dalle scuole primarie, vuoi per quell’appeal che la nazione ha sempre avuto per i musicisti sin dagli anni Sessanta, quando un gruppo di transfughi del jazz radicale americano capeggiato da Don Cherry ed Ed Blackwell la scelse come base operativa; una piccola isola felice in cui poter vivere da uomini, prima che da musicisti, senza odio e pregiudizi razziali.

Fire! Orchestra, The ThingLes Big Byrd sono figli legittimi di quella fortunata e prestigiosa stagione musicale.  Fulminati sulla via di Damasco dal kraut e dal suo monolitico apache beat, i Les Big Byrd si formano nel 2011 dopo varie esperienze in gruppi come Teddybears e Fireside, ma è nel 2013 che la loro carriera prende una svolta, precisamente dopo l’incontro in un negozio di dischi con Anton Newcombe, che, incuriosito, li porta nel suo studio di Berlino e li segue nelle registrazioni co-firmando anche due brani in scaletta.

Il risultato è They Worshipped Cats, quarantadue minuti scarsi per nove canzoni e belle sorprese: superato il blocco iniziale formato da Indus Wave e Tinnitus Ætérnum, entrambi brani dalle forti connotazioni kraut, il disco si apre a sonorità morbide e sognanti (Just One Week sfiora il dream-pop) in cui è evidente la mano del frontman dei Brian Jonestown Massacre, brillante setacciatore di talenti (Peter Hayes dei Brmc e Bobby Hecksher dei Warlocks sono sue creature) ma ancor più raffinato domatore di suoni e conoscitore di musica. Chiudono i giochi 1,2,3,4 Morte e Back to Bagarmossen, conclusivo viaggio psichedelico nel quale ritornano germanicità e 4/4 . 

Buon esordio discografico, questo They Worshipped Cats, suonato bene, vario, scorrevole e curioso, con ottimi pezzi (le già citate Just One Week e Indus Wave) e molte traiettorie aperte tutte da esplorare nelle prossime prove.

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