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Nonostante sia uno dei romanzi più adattati per il grande schermo, erano 20 anni che nessuno aveva più il coraggio di portare in sala L’uomo invisibile, scritto da H.G. Wells e pubblicato per la prima volta nel 1900. L’ultima volta c’era riuscito, in maniera più che discreta e prendendosi le dovute libertà, Paul Verhoeven con L’uomo senza ombra, in cui si metteva in pratica la rivoluzione degli effetti digitali che rendevano l’invisibile Kevin Bacon “visibile” e teorizzava una mania di persecuzione e una predisposizione per il complotto già parecchio nota negli Stati Uniti ma che negli anni immediatamente successivi sarebbe esplosa vertiginosamente a causa degli attacchi terroristici dell’11 settembre. Con Disney concentrata sui suoi universi cinematografici (Marvel da una parte e Lucasfilm dall’altra), Sony che lentamente sta costruendo il suo attorno ai villain di Spider-Man (Venom e gli imminenti Morbius e Venom: Let There Be Carnage), Universal aveva già iniziato a concepire un proprio universo cinematografico condiviso improntato su una delle proprietà intellettuali in suo possesso: i mostri resi celebri dai film della Hammer. Purtroppo, il tentativo di dar vita a un vasto universo dai contorni simil-Marvel franò improvvisamente dopo il monumentale flop de La mummia con Tom Cruise, un blockbuster senza capo né coda, con una trama fin troppo grossolana e delle interpretazioni, quelle sì, davvero horror.

È a questo punto che entra in gioco Jason Blum. Il produttore, novello “Re Mida” del cinema indipendente americano, ha incrementato la propria fortuna concentrando le sue produzioni attorno a un concept molto forte, tenendo il budget di produzione quanto più basso possibile (per i progetti originali non si va quasi mai oltre i 5 milioni di dollari, da aumentare esponenzialmente in caso di sequel) e spingendo sull’acceleratore di una campagna marketing a prova di bomba. Il defunto progetto di Universal, che aveva ingaggiato Johnny Depp nella parte principale, passa così nelle mani di Blum che affida regia e sceneggiatura a Leigh Whannel, uno che si è fatto le ossa tra le fila dei collaboratori di James Wan per poi esordire dietro la macchina da presa con l’acerbo Insidious 3 – L’inizio e continuare con il discreto Upgrade (di nome e di fatto). Ma come realizzare l’ennesima versione di un classico della fantascienza ormai scolpito nell’immaginario collettivo? Ribaltando il punto di vista. Questo è il concept potente scelto da Blum e “arrangiato” da Whannell. La storia viene così narrata dalla prospettiva della vittima e calata quindi nel mondo contemporaneo, mettendo ben in evidenza le paranoie di qualcuno che all’interno di una relazione sentimentale è costantemente bersagliato sia fisicamente che psicologicamente.

Ad incarnare questa instabilità emotiva indotta è il volto perfetto di Elisabeth Moss, che sul concetto di “rivalsa della vittima” ha costruito praticamente un’intera carriera: dalla segretaria Peggy Olson in Mad Men alla June Osborne di The Handmaid’s Tale. La sua Cecilia “Cee” Kass è una sincera e credibile rappresentazione dello stato alterato di cui una vittima di stalking potrebbe soffrire anche dopo mesi dalla cosiddetta “liberazione”. Il suo personaggio scapperà dal suo aguzzino già nella prima sequenza ricca di tensione, ma perfino dopo la notizia della morte dell’ex-amante/oppressore, la nostra si aggirerà per casa con fare sospetto e paranoico (con la macchina da presa a insistere prepotentemente su spazi vuoti e freddi, suggerendo allo spettatore di provare a cercare qualcosa che non si vede). L’invisibilità non è più quindi (solo) una scoperta tecnologica, ma diventa nelle mani sbagliate un’arma potente capace di annichilire completamente l’oggetto verso cui è rivolta. Chiaramente, dopo una prima parte di sola suggestione, la seconda accelera in maniera frenetica per portare la narrazione alla sua inevitabile conclusione e nel farlo assesta colpi niente male sia dal punto di vista tecnico (la lunga sequenza in soffitta e quella al ristorante sono mozzafiato) che narrativo (il finale, spogliato da qualsivoglia significato moralistico, spinge lo spettatore a prendere una posizione netta).

In Italia il film, inizialmente previsto in uscita nelle sale il 5 marzo, è stato distribuito direttamente in video on demand il 27 marzo 2020 a causa della pandemia di Coronavirus.

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