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Diventato oggetto di culto – e nel suo caso, “culto” è un termine più che adatto – dopo la “scoperta” della sua musica da parte di Brian Eno, che lo volle nella sua collana seminale dedicata alla ambient music (per la cronaca, il terzo volume: Day of Radiance), Laraaji ha continuato per decenni a incunearsi abilmente in quello stretto pertugio tra world music, new age e ambient, senza cadere nel macchietistico o trasformare il suo esotismo in un sentimento d’accatto. Dopo la buonissima prova di tre anni fa, Bring On The Sun, le collaborazioni con altre menti “aperte” come Sun Araw, per questo nuovo disco il musicista del New Jersey torna alle origini della sua educazione musicale. Messa momentaneamente da parte la cetra da tavolo variamente elettrificata che lo ha sempre accompagnato, Laraaji registra dodici canzoni improvvisate interamente al pianoforte. Le registra praticamente in presa diretta in una chiesa di Brooklyn, riannodando i legami con il gospel e il jazz che ascoltava e praticava da bambino negli anni Cinquanta del secolo scorso.
Il cambio di strumentazione, così inusualmente minimale, non deve però sorprendere più che tanto. In fondo, echi del minimalismo americano di marca Terry Riley sono sempre stati evidenti nella sua composizione. Qui si mescolano ora con il jazz più strettamente inteso (Hold On The Vision), giapponismi e orientalismi (Sunny Day Horse), ritmi sdruccioli (This Too Shall Pass, che potrebbe facilmente passare su un palcoscenico di Broadway), il folk (con lo shanty tradizionale Shenandoah). È un flusso spirituale/di coscienza che lo mette vicino alla tradizione dei piano solo, un genere con cui si sono confrontati tutti i grandi jazzisti e molti esponenti della nuova classica che si intreccia con l’ambient.
Non tutto è perfetto (qualche eco, non per forza positivo, del Ludovico Einaudi più artificioso e melenso emerge qua e là) e non è forse nemmeno il disco migliore del guru americano. Mantiene però una visione coerente dell’energia positiva che tutta la musica di Laraaji irradia da sempre e disegna un piacevole detour rispetto alle sue abitudini.
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