Recensioni

6.5

Più che un disco in senso stretto questo Thankful è un omaggio, un ringraziamento, una manifestazione di vicinanza che la musicista anglo-svedese Klara Lewis, figlia del bassista degli Wire Graham, ha deciso di dedicare al compianto Peter Rehberg (Pita), deus ex machina della Editions Mego, label sulla quale la Lewis esordì un decennio fa appena ventenne.

E la fluviale traccia di apertura omonima è la rielaborazione di una traccia (Track 3, tratta da Get Out, 1999) che ben presto è diventata un classico e una indicazione futura per noisers e idm-addicted. Qui la Lewis la “addolcisce” con quello che sembra un suono di violoncello melodico e malinconico che viene poi rielaborato elettronicamente per man mano sfaldarsi verso un abisso di rumore e divenire una specie di elegia straniante e sacrale nella alterigia del rumore.

Il resto dell’album segue sulla falsariga, pur muovendosi tra ambiti musicali anche piuttosto distanti: l’ukulele del brevissimo sketch Ukulele 1, l’acid-techno rumorista di Top (che prende i passi dalla parole più pronunciata da Rehberg, ovvero “top”), il romanticismo malinconico di 4U, la ripresa del processo di Thankful ma applicata all’ukulele, quindi slancio acustico e via via marea montante di devasto sonico, di Ukulele 2 sono piccoli frammenti, anche piuttosto distanti tra loro, di un album che va oltre la coesione e la programmaticità per mostrarsi per quello che è: un lamento funebre per un amico scomparso.

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