Recensioni

Quando ci si è allontanati da casa, è sempre bello fare ritorno. Per Kyle Thomas – aka King Tuff – questo significa lasciarsi alle spalle le ambizioni pop, gli arrangiamenti curati e la vena cantautorale dell’invero ottimo Smalltown Stardust (2023), di gran lunga il suo lavoro più maturo e riuscito dopo vent’anni di carriera, e tornare all’estetica garage, glam, psichedelica e DIY degli inizi.
Per questo nuovo MOO il riferimento in particolare è Was Dead (2008), in un ritorno alla totale indipendenza e autoproduzione: le dieci tracce qui presentate sono state registrate quasi del tutto in solitaria con il solo ausilio di un Tascam a 8 tracce, interamente in analogico. Una scelta estetica che risponde all’esigenza precisa di recuperare una spontaneità perduta ma soprattutto, come è evidente dall’elettricità febbrile che percorre tutti i 34 minuti, il divertimento un po’ cazzone nel fare musica più o meno a briglia sciolta.
Questo non vuol dire che Thomas si sia abbandonato all’autoindulgenza, anzi: nel tripudio di chitarre sporche il giusto (Twisted On A Train), riffacci acidi (East Of Ordinary), accelerazioni nevrotiche (Oil Change) e bassi gonfi (Stairway To Nowhere) emerge la caratura di un songwriter e musicista che non ha mai nascosto le proprie influenze – dai T Rex ai Television, passando per Lou Reed (Invisible Ink), Stooges (Landline) e… Traveling Wilburys? (provate a sentire Unglued e vedete se abbiamo torto) – anzi le ha assorbite e ne ha fatto vessillo, proprio come il vecchio compare Ty Segall (che qui troviamo alla batteria in un paio di brani) o, se volete, un Robyn Hitchcock meno dandy.
Una festa rock’n’roll, in bilico costante tra omaggio e parodia (i Crazy Horse di Crosseyed Critters), sempre non meno che ispirata (a controprova, si veda la dylaniana Backroads); ancora una volta, un gran bell’ascoltare.
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