Recensioni

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Suicide e Cramps, come ineludibili stelle del mattino a indicare la via; tutto il sottobosco trasversale che si muove tra marcio r’n’r, post-punk abrasivo, sfregature noise – roba che va dalla In The Red alle più slabbrate produzioni targate Voodoo Rhythm – a rappresentare filiazioni e condivisione di visione.

Questo in sostanza il (nuovo?) mondo dei Kill Your Boyfriend, anche se in quel mondo i due veneti si muovono agevolmente da soli da almeno un decennio e qualcosa come quattro dischi lunghi e una manciata di singoli, quindi tutto fuorché dei newcomers. Nulla di nuovo sotto il sole (nero) dei generi e sottogeneri sopra ricordati, ma con un tiro della madonna, zero ghirigori e concessioni modaiole, con un lieve spostamento del baricentro verso le reiterazioni putride dei succitati Cramps e delle zone più malate dello psychobilly che di fatto rende questo Voodoo realisticamente un sabba per posseduti dal dio malato del rock’n’roll.

Questo per la prima parte del disco, con l’iniziale The King o Mr. Mojo a mettere subito in chiaro – chiaro per modo di dire visto quant’è un budello nero l’intero disco – le cose: ossessione e possessione, ferinità e perversione sonora, ovvero il senso ultimo del r’n’r. Poi, nel prosieguo del disco, inaugurato da una The Buster che spinge sul versante goth, le cose si complicano un po’, immettendo una ulteriore dose massiccia di nero e di psichedelia in quel tessuto marcio e dilatando il tutto. Soprattutto le due lunghissime e conclusive tracce, Papa Legba e Voodoo, sembrano lunghi rituali, appunto, voodoo, con ritmiche tribali incalzanti, deliqui sonici e sensazione di claustrofobia immediata a segnare forse la nuova via del duo, ma soprattutto a certificarne la capacità di trafficare col rock’n’roll nelle sue forme più varie e deviate.

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