Recensioni

Post-punk, wave, krautrock, psichedelia: con The King Is Dead i Kill Your Boyfriend dipingono un quadro inquietante che vorrebbe esplorare temi come la perdita, «visti da un punto di vista umano, materiale e spirituale». In realtà siamo davanti a una centrifuga di chitarre lancinanti à la Joy Division che catalizzano un punk febbrile stampato su una Polaroid dei Suicide (Charles), girotondi su beat sintetici e acuminati (Frank), paludi cosmiche ai confini col crepuscolo (l’iniziale Death List 1), rigurgiti carpenteriani virati ambient (Death List 2), noise-gaze psichedelico urticante (Lewis) e in generale un’attitudine che impasta spigoli e angosce per ricavarne un blob invasivo e senza compromessi.
Al secondo disco sulla lunga distanza della formazione veneta, prodotto da Luca Giovanardi (Julie’s Haircut), ha partecipato anche Vittorio DeMarin (Father Murphy, Dirty Beaches): il risultato è un suono che non si discosta poi molto da quello del precedente lavoro, ma al tempo stesso trova una quadratura migliore, più concreta, creativa e tagliente. Meno Velvet Underground, più colori sullo sfondo e qualche crescendo irresistibile (Alan), fatto salvo che quello che rendeva agli esordi i Kill Your Boyfriend una band da tenere sotto stretta osservazione, ovvero una carica sovversiva capace di trascendere i modelli di riferimento stilistici più prossimi, resta il punto centrale del discorso.
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