Recensioni

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C’era quel bel gruppo negli anni Ottanta, i Cocteau Twins, che nel capolavoro Treasure aveva dato un nome proprio di donna a ciascuna delle dieci tracce. Kill Your Boyfriend, al contrario, è l’elenco puntato di otto possibili fidanzati da massacrare, otto brani con un nome maschile che, se dai Cocteau Twins non prendono quasi niente, ricavano buona parte del loro sound dai capelli cotonati, le t-shirt più nere del nero e la matita sotto gli occhi dagli Ottanta orfani dei Sex Pistols.

Post-punk si dice, noise pop si legge. A guardar bene, la band, originaria di Treviso, ha all’attivo già un EP promettente, superato da questo primo full length nella supervisione autorevolissima e attenta di Nicola Manzan (Bologna Violenta). Gli elementi sono essenziali, spogli, schizofrenici: una cascata di feedback e rumoristica varia per quanto riguarda le architetture di chitarra; una batteria sprofondata negli abissi del delay e mescolata a percussioni tribali che sanno di opaco, afono, di Depeche Mode; stralci di hammond – la novità rispetto all’EP – a riverberare l’onirico verso uno spettro più ampio di suoni.

Kill Your Boyfriend non è un disco, è un rituale. Un rituale propiziatorio, dal centro della terra, dove Joy DivisionJesus & Mary ChainVelvet UndergroundSuicide e Siouxsie Sioux si danno la mano. Come ogni rituale, Kill Your Boyfriend prevede una sorta di ripetitività che fa presto a trasformarsi in ossessione, paranoia, ansia, marcia funebre con cocktail servito. Non a caso Tetsuo, che con il suo procedere affannoso quasi fa venire in mente le acrobazie degli Einstürzende Neubauten (ben replicati subito dopo da William), è il paradigma perfetto per questo discorso; Chester, invece, è quello che i These New Puritans non sono riusciti a rifare dopo Beat Pyramid.

Il resto va da sé. Un po’ di furbizia, certo, nel prendere spunto da nomi illustri (un caso simile era stato quello dei Buzz Aldrin), ma, parliamoci chiaro, bisogna anche sapere essere derivativi. Senza nulla togliere allo straordinario equilibrio stordente che scaturisce dalle note di quest’ottimo disco.

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