Recensioni
John Zorn & Dave Lombardo
Memories, Dreams And Reflections
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Stefano Pifferi
- 24 Luglio 2025

A inaugurare questa collaborazione inedita ma non troppo (l’onnivoro ex batterista degli Slayer aveva già collaborato con Zorn in un paio di dischi verso la fine dei ’90) è ovviamente uno schianto free-jazz da un paio di minuti (Sacred Beasts). Dall’attacco si direbbe che il redivivo Zorn, redivivo non nel senso della produttività, sempre ai massimi tanto da farne un trademark, quanto nell’indagare le scene metal più estreme con la frequenza con cui gli accadeva negli anni ’90 (vedi alla voce Painkiller, con ben tre album pubblicati lo scorso anno), sia di nuovo posseduto dal demone dell’estremo (estremo non jazz, per intendersi) come una trentina di anni fa. E infatti lo è, stando alla abbondante mezzora di sbuffi spasmi pochi frizzi e zero lazzi contenuti in questo Memories, Dreams And Reflections.
Album inaspettatamente molto vario, nonostante una tavolozza strumentale apparentemente risicata e ridotta all’osso – sax e batteria; pochi frizzi e zero lazzi si diceva sopra, no? – oltre che di strappi old school free-jazz-grind strumentale come la citata Sacred Beasts, Scimitar o Santeria, vive di momenti più distesi (come minutaggio) ma non meno avventurosi: su tutti i nove minuti della conclusiva Tractatus, sorta di summa dell’ottovolante sonoro del duo tra fraseggi spezzati, saliscendi brutali, pacatezze apparentemente post-bop, drumming che più vario non si può (nel range che va dallo spazzolato al grind), vuoti molto evocativi e pieni molto rumorosi, e Brethren, un elettrocardiogramma su pentagramma tra picchi di agitazione e polverose stasi.
Tutta roba che ovviamente è già passata in qualche regione dell’immenso universo sonoro zorniano ma che dimostra per l’ennesima volta la capacità di scegliere sempre animi affini per esplorarlo e di farlo in maniera virtuosa ma mai con quel virtuosismo fine a se stesso che spesso tocca personaggi del genere. Lunga vita all’universo-Zorn.
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