Recensioni

Il gusto per il funk, tutto personale e rivisitato, Jimmy Edgar non lo ha mai perso. Per uno cresciuto a Detroit, dove il verbo funk si è materializzato e robotizzato in macchine e sequencer technoidi, non poteva essere altrimenti. Lo ha mostrato in album come Color Strip (2006), XXX (2010) e Majenta, il lavoro del 2012 che suonava come un omaggio alla club culture delle origini, sempre però mischiata a visioni moderne e cool strizzando il (terzo) occhio al footwork e al glitch-wonky. Sotto il faro della contaminazione naviga anche il suo ritorno sulla lunga distanza con Cheeteh Band, pubblicato dopo aver passato il 2020 a produrre trap metallica per una lunga schiera di MC, da Adam Killa a Nia Kay e reduce, nel 2019, dal secondo album con il progetto JETS, al fianco di Machinedrum.
Zoospa, titolo dell’uscita, mostrava Jimmy a suo agio con un approccio robotico e metallico al funk, un calore poco umano ma molto digitale e lucido, come da lezione della vaporwave. È impensabile non richiamare il concetto di ibridazione sonora in questo album altamente collaborativo – registrato tra Atlanta, quindi trap, Detroit e Los Angeles, una delle aree di provenienza del g-funk che in METAL, co-firmata insieme alla compianta Sophie, si cosparge di metallo in una sorta di versione ipnotica e tortuosa di Faceshopping. Hudson Mohawke sguazza stordito e trappeggiante nel liquido aquacrunk di BENT prima di uscirne in un tripudio di synth angelici. Edgar cucina beat perfetti e trame accattivanti per i suoi blasonati ospiti armati di rime e flow: Danny Brown fa la sua ottima presenza tra le sirene circolari e strozzate di GET UP mentre il sedicenne Matt Ox si destreggia con personalità nelle fantasie lucide e fatate e le scariche di bassi. Un rap che nasce nel ghetto e vola verso il futuro, i cui personaggi sembrano caratterizzati in fantasiose animazioni.
Jimmy ha scelto bene le sue voci e in un ben riuscito gioco di incastri come READY2DIE unisce le vocalità pop radio-friendly di MESSER a un andamento hip-hop straniante e scuro che fa da contraltare a synth scintillanti altamente definiti, un richiamo PC-Music che resta in testa. Con Rochelle Jordan, già musa nel progetto con Machinedrum, centra un r&b ipnotico e patinato, caldo come glaciale, con Semma, invece, nella title-track, disegna traiettorie quasi da club, distorte, sferzanti e allucinate. Quel sottile substrato funk, come detto, non scompare mai in questo album dalla palette sonora ampia che guarda con personalità, e un pizzico di perdonabile furbizia, ai suoni cool del momento. Nella strumentale ZIG ZAG, Edgar mette insieme le prime produzioni di Sophie, il buio slow-trap e il sole losangelino affermando di voler confondere l’ascoltatore ma, allo stesso tempo, comunicare un altalenante mood di stati d’animo.
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