Recensioni

Optimism è il disco di debutto di Jana Horn, artista texana che vive ad Austin. L’album, originariamente pubblicato in una tiratura vinilica limitatissima e a livello locale, è stato ristampato e distribuito a un pubblico più ampio grazie all’etichetta di Philadelphia No Quarter. Le dieci canzoni che lo compongono costruiscono un mondo sonoro scheletrico e minimale, fatto di pochissimi accordi alla chitarra acustica, qualche coro e pochissimo altro. Viene fuori un disco country/folk etereo, guidato soprattutto dalla voce vellutata di Horn, che ricorda tanto i brani dal piglio country degli Yo La Tengo, quanto di Mount Eerie.
La personalità dell’autrice emerge nella forza e nella centralità della parola. Non a caso, l’autrice è anche scrittrice di fiction e cita tra le sue principali influenze il re del racconto breve americano del Novecento, Raymond Carver. Un ruolo fondamentale lo ha inoltre ricoperto la religione, esplicitato nel singolo Jordan, che con il suo basso predominante è un unicum rispetto al resto del programma. I riferimenti biblici, il suo attraversare i piani del realismo e del religioso, il tono esistenziale e le domande morali (un po’ come un novello Isacco che deve uccidere il sangue del proprio sangue) rimandano però – con tutte le cautele del caso – anche a Leonard Cohen.
Le altre nove canzoni sembrano quasi abbozzi, come di chi strimpella due o tre accordi sull’acustica non avendo ben chiaro dove stia andando e che cosa ci stia cantando sopra. Ma è solo un’impressione molto superficiale. Al contrario, questo senso di impermanenza, di volatilità, è un tratto determinante dell’opera, scritta in un periodo particolare in cui l’autrice è stata parecchio in giro, poco stabile, devastata da una relazione che stava finendo, alla ricerca di un senso nelle cose per la prima volta libero dai dettami del cristianesimo più intransigente. A perdersi tra i versi di Changing Lines o Driving e A Good Thing, solo per citare qualche titolo, si scopre ben presto un’autrice fragile, ma non debole, come di una Laura Marling che ha saputo fare delle proprie imperfezioni una cifra stilistica.
Amazon
