Recensioni

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Forse il nome di Jam City non dirà molto ai più, e di sicuro sarà difficile che Classical Curves diventi un instant cult tout court (almeno nell’immediato). Eppure, come ogni buon album seminale che si rispetti, quel disco ha rappresentato l’ideale trait d’union tra certa elettronica e certo immaginario americano (vedi il solito James Ferraro, e occhio anche alla copertina) e il giro di creatività britanniche racchiuse in quella splendida fucina di talenti chiamata Night Slugs (vedi Bok bok, Egytprixx, Girl Unit, per capirci).

Considerato l’indiscusso manifesto dell’estetica dell’etichetta gestita da Bok bok e L-Vis 2000, quel disco affrontava house e funk con rigidi incastri hardware, gelide staffilate di synth e un tocco d’asfalto grime. E secondo quelle modalità, estremizzate in senso ambientale, si è poi sviluppato un lavoro come Cold Mission di Logos, ovvero quanto di più lontano si possa pensare avendo nelle orecchie il secondo album di Jam City di Jack Latham, un disco che è stato presentato nello stupore generale all’Unsound dello scorso anno in anteprima, e che potrebbe tranquillamente venir etichettato come un ritorno al sound di Washed Out e Toro Y Moi degli esordi. Di cosa stiamo parlando? Di 80s pop scialacquato e dunque stemperato, di un soffio di memorabilia psichedelici, con tanto di chitarrine e melodie trasognate. In pratica, tutto come allora.

Certo, considerati gli strattonati riferimenti vaporwave e il lato pop che ogni tanto emergeva nell’esordio, riavvolgere il nastro in senso chillwave o glo-fi non è certo una mossa da bacchettare a priori, anche perché pensare a quest’album come un prequel del debutto ha completamente senso. Latham voleva sperimentare, con la forma canzone, gli arpeggi à la Cocteau Twins e Real Estate, l’estate infinita del 2009, e così sia. Unhappy è il singolo apripista, tra dolcezza e (proverbiale) malinconia, che apre a una tracklist breve ma che ricalca in pieno queste coordinate tra momenti strumentali (alcuni significativi) e ombre-sulla-sabbia-di-canzoni (mai decisive). Tutto già fatto e rifatto in decine di salse simili a cavallo decennio del resto, e niente che si distingua davvero da quelle, se non per una comunque peculiare vena autorale. E’ un prendere o lasciare.

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