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Bok Bok. Sign of (funk) modern times. Intervista con il boss di Night Slugs

Bok Bok, come producer e ancor di più come dj, è un tipo che in Italia non ha ancora i riflettori che merita. Il suo è uno stile che, per cavarcela con una tag di comodo, potremmo definire future funk, consapevoli che il prefisso future è un facile (e accreditato) trucchetto per definire un nuovo tipo di musica dance elettronica che non sia il solito post-questo o post-quello. Bok Bok, ovvero Alex Sushon, ha infatti costruito negli ultimi sei anni un suo modo di essere Prince in campo elettronico, esattamente come un suo amico e coetaneo, Kindness, lo ha trovato in ambiti più tradizionali, spinto dall’amore per la scena Go Go di Washington e, naturalmente, per tutto un portato di musiche 80s che hanno saputo guardare alla black music in chiave pop. Di fatto, partono entrambi dall’amore per gli anni Ottanta, pur approdando a sguardi e direzioni differenti; allargando il cerchio, potremmo azzardare che questi musicisti – e quindi parliamo anche Blood Orange, Fka Twigs, Arca – stanno ridefinendo i canoni del genere per gli anni ’10.

Sushon ci spiega nell’intervista come è nata la label che ha aperto con il sodale James Connolly/L-Vis 1990, la Night Slugs, e del perché l’etichetta è da sempre collegata, dagli stessi protagonisti, all’americana Fade To Mind. Inoltre ci siamo fatti raccontare cosa bolle in pentola per il futuro: è in arrivo un secondo capitolo sulla lunga distanza di Jam City, il cui Classical Curves è stato una pietra angolare sia per l’etichetta, sia per tutta una fascia di producer britannici che vanno da Logos alla truppa Keysound e Different Circles.

Bok Bok, che si esibirà il 4 dicembre 2014 all’interno di Magic Party, serata evento organizzato da Sky Online che si svolge allo Stadio Olimpico, è anche attivo in coppia con l’olandese Tom Trago, con il quale produce musica più vicina all’house, quella delle origini però, e mai in sbracati 4/4. Fare le cose a modo proprio, del resto, è il dogma di Night Slugs, come back to basics è il motto di sempre (vedi anche il Club Custructions, manifesto di cui abbiamo parlato nel monografico). Assolutamente personale anche il percorso intrapreso assieme a Kelela, protagonista al canto sia di alcune comparsate su Rinse.fm e nell’ultimo EP, Your Charizmatic Self, il suo lavoro più maturo e preparato.

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Puoi raccontarci come è nata Night Slugs e quando hai incontrato Kingdom di Fade To Mind? Perché comunemente si fa riferimento alle due label come gemelle?

Night Slugs è partita nel 2008 come una club night di South London con me e L-Vis resident dj coadiuvati da Dj Manara e Girl Unit. Kingdom è passato da noi – era la prima volta in Europa per lui – al nostro secondo party. Prima ci eravamo conosciuti brevemente online: mi aveva contattato dopo aver visto un mio lavoro di design su Flikr e questo è successo ben prima dell’inaugurazione delle label. La relazione tra le due realtà nasce da un sovrapporsi delle persone coinvolte da entrambe le parti, dai loro interessi comuni. Ci accomunano molte cose, sia a livello musicale che visuale.

Tu e Kindness vi conoscete da un po’. L’hai incontrato al Miller’s Terrace dove vivevi all’epoca, o mi sbaglio? Puoi raccontarmi di più di quel periodo? Molti riconducono la vostra musica al funk e ancor più spesso si fa il nome di Prince quando si parla di voi…

Penso che Lisa [la giornalista che ha scritto l’articolo, ndSA] abbia confuso un po’ tutti con quell’articolo apparso su The Fader. Non ho mai vissuto ai Miller’s Terrace. Sono un ragazzo di South London, ma quando l’ho incontrato viveva lì con amici in comune. Ho conosciuto tutti loro grazie a dj Manara, è lei il link mancante. Eravamo tutti impegnati in differenti progetti al tempo, ognuno era su una propria dimensione. Sono stati anni formativi, in un certo senso. Ah sì, la cosa di Prince. Prince è stato enormemente influente per un sacco di musica che è accaduta dopo di lui. Sia io che Adam [il musicista dietro all’alias Kindness, ndSA] lo consideriamo un’influenza fondamentale.

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Tecnicamente come produci musica ora? L’hardware sta andando forte in questo momento, specialmente a Londra, mi raccontano alcuni diretti interessati, anche se, ad esempio, se c’è gente come Rustie che rimane fieramente ancorata ad un approccio laptop based e gente come Mumdance che sta all’estremo opposto…

Il mio lavoro segue le necessità del progetto. Che sia analogico o digitale, software o hardware, uso tutto ciò che è disponibile per un musicista nel 2014. Uso un sacco di hardware, è vero, ma non è un dogma per me. In più, molti miei musicisti preferiti lavorano con poche risorse e software estremamente economico o crackato. Non credo nel feticismo dell’analogico, ma amo il modo in cui l’analogico suona. It’s modern times e dunque il mio approccio è per forza di cose ibrido.

Il tuo stile si è sviluppato in una direzione davvero interessante negli ultimi due anni. La tua ultima apparizione a rinse.fm con Kelela è stata ottima. Hai acquisito questo modo di fare minimal funk tutto tuo, prendendo da gente come Jam & Lewis. C’è molta musica interessante che sta venendo fuori dall’area post-r’n’b e, per quanto ti riguarda, l’influenza degli 80s è ancora molto forte…

Ti ringrazio e sì, gli 80s sono stati un periodo speciale per il pop. Abbiamo avuto musicisti di fama mondiale lavorare su dischi pop. C’era magia nella loro musica, come è vero che c’erano anche moltissime nuove sonorità che stavano emergendo. Ciò che è retrò oggi era per loro l’esplosiva ed assoluta espressione del nuovo. Per quanto mi riguarda, quei dischi suonano ancora così. Fatico a credere che siano retrò. Penso che sia stato un periodo formidabile per la melodia, il colore e il sapore del pop, e ho voluto condensare un po’ di questo portato nel mio ultimo lavoro.

Che mi racconti del dj/live che farai all’Olimpico? Adotti approcci differenti a seconda dei posti in cui vai?

Cerco di carpire l’aria che tira in un club. Parlo con la gente prima e magari mi faccio in testa un vago piano di come [la musica, ndSA] mi farà sentire. Pianifico veramente poco prima dei set. Quando sono lì sento l’aria e il vibe della serata. I miei set decisamente variano da serata a serata.

Progetti futuri?

Ho giusto finito di mixare il secondo album dei Jam City. E’ il follow up di Classical Curves ovviamente, e quindi sono davvero eccitato. Suona che è una meraviglia. Tra poco – all’inizio del 2015 – usciamo con un nuovo singolo intitolato Papaya Lip Gloss con due versioni del pezzo e due alternative mix. Un lavoro fatto in collaborazione con un talentuoso amico noto come Sweyn Jupiter.

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Quali erano i tuoi idoli musicali in gioventù e quali sono i producer da tenere d’occhio oggi?

Idoli musicali? Dj grime come Slimzee, bossman e Mak10 mi hanno fatto comprare dischi ogni settimana per 12 anni, dall’anno in cui è partita quest’avventura, in pratica. Cerco di non osannare eroi o miti ma ci sono un SACCO di musicisti, produttori e dj che mi hanno profondamente influenzato da allora a oggi, troppi per nominarli tutti. Tra le giovani leve segnalo Helix e Neana.

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