Recensioni

7.1

Egyptrixx è uno bravo, e te ne rendi conto specialmente dalla difficoltà di riassumere in poche parole (figuriamoci definizioni) la sua musica. Il suo è un viaggio coerente e multisfaccettato tra cangianti ambienti in assenza di gravità e terrigne parentesi clubbiste nella migliore tradizione della Kompakt, con ampi spazi riservati all’esplorazione di confine tra generi. Non fa eccezione Transfer of Energy [Feelings of Power], nuova prova sulla lunga distanza, la prima sulla personale Halocline Trance, l’ennesima conferma di una capacità sopra la media di saper immergere l’ascoltatore tanto in distopiche visioni del futuro, quanto in ambienti sonori vivi e contemporanei dove musica da ascolto e musica da club sono trattate con il più organico degli sguardi.

Se nel precedente,  A/B Til Infinity, un amore di lungo corso per il black metal aveva dato nuovi stimoli e idee creative, per il nuovo lavoro è la parte più gelida del grime a fornire spunti e fascinazioni. Lasciata la Night Slugs, etichetta che aveva pubblicato il citato disco e il precedente Bible Eyes, l’approccio sperimentale e visuale di Dave Psutka ne risulta ancor più accentuato. Il producer non rinuncia agli scampoli noir pop che hanno contraddistinto uno dei tanti lati della sua produzione (vedi collaborazione con Trust), ma tutto in Transfer of Energy pare essere veicolato da un preciso impianto multisensoriale senza compromessi (continua, infatti, la stretta collaborazione ai visual con A N F, ovvero, Andreas Nicolas Fischer).

Si inizia con Halocline Trance, tra droni à la Sunn o))), freddi cromatismi à la Logos e una narrazione nella migliore delle tradizioni del soundtrack making di Carpenter, e si prosegue in un dedalo di strade buie tra incubi lynchiani (la title track) e narcolettico crooning à la Emika (Body II Body), ma anche su binari più ritmati che possono ricordare la techno suonata della Infiné (Discipline 1982) come l’industrial techno scandinava (Conduit) e qualche spiraglio di luce (Mirror Etched On Shards Of Amethyst).

Rispetto alla rappresentazione asettica e distaccata di una Fatima Al Qadiri (e della vaporwave), il messaggio di Psutka risulta altrettanto distante dall’uomo ma decisamente più vicino ad elementi basali quali terra, acqua, aria e fuoco. Niente virtualità, dunque, ma un nuovo pesto evo post-internet.

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