Recensioni

Pubblicato da Weird World in partnership con Domino, dopo il mini Dissolution del 2019 e relativa raccolta di remix, Chaos Magic è il terzo album propriamente detto del songwriter finlandese Jaakko Eino Kalevi, spesso associato a colleghi altrettanto eccentrici e sfuggenti nel relazionarsi alla forma-canzone come Ariel Pink e Connan Mockasin, a posizionarsi dietro all’omonimo esordio del 2015 e a Out Of Touch del 2018.
Sviluppato negli ultimi due anni, nel corso di varie residenze artistiche in giro per l’Europa, scritto e registrato in prevalenza nella sua nuova abitazione di Atene, ai Mutual Sound Studios dell’amico e co-produttore Teemu Takatalo, archiviata la precedente permanenza berlinese, Chaos Magic è stato pensato come un ideale giardino delle meraviglie sonore dove convergono liberamente synthpop al neon, elettronica barocca, dub reggae, cosmic jazz, space rock e disco music. L’influenza della Grecia, che si è tradotta in propulsiva spinta artistica, si riflette anche nella scelta del titolo Chaos Magic, preso in prestito da uno show televisivo fantasy medievale e derivato dalla parola “kháos”, intesa come «un abisso o un vuoto creato quando la Terra e il Cielo furono separati». Poiché «questo è il mondo in cui viviamo. Il caos è l’origine di tutto ma è anche lo stato attuale delle cose. Non è necessariamente l’opposto dell’ordine: è più un ordine di tipo ricercato, che non viene compreso».
Nel quadro di un lavoro che si apre più che mai agli apporti altrui, concretizzati in presenza o in remoto, si segnalano poi le collaborazioni con l’attrice e cantante francese Alma Jodorowsky – nipote di Alejandro – in due tracce alle quali ha fornito in aggiunta contenuti compositivi e testuali (Palace In My Head e L’horizon), del celebre Jimi Tenor sontuosamente al flauto e al sax in tre episodi, dei fratelli Faux Real (nella versione gotica degli ABBA di Hell & Heaven), del musicista di origine tawainese Yu-Ching Huang (Galactic Romance) e del cantante berlinese John Moods (Cyborg). L’artwork è di Flaminia Veronesi, con allusioni alle divinità della mitologia greca, mentre le illustrazioni sono firmate da Vilunki 3000, anche alla chitarra nella dilatata prog-psichedelia weird della conclusiva Let’s See How Things Go. «A volte è bene fidarsi degli altri per fidarsi di se stessi», ha dichiarato il padrone di casa.
Chaos Magic è contrassegnato dunque da eclettismo e ricchezza, come confermato sia dal minutaggio – oltre un’ora di durata per tredici brani – sia dalla strumentazione, che ingloba numerosi ingredienti, a partire da un uso più accentuato di sintetizzatori e drum machine, con grande attenzione alla scelta di suoni, microfoni, amplificatori e così via. Introdotta dalle orchestrazioni delle title track strumentale, la scaletta funziona come un godibile jukebox, a massimalista getto continuo, algido ma solare, immediato ma a suo modo enigmatico, in flusso nonsense di libere associazioni ma provvisto di buoni sentimenti.
Tra ballad romantiche (Drifting Away), sporadici richiami arty agli Sparks (Dino’s Deo, anche se il pensiero è qui rivolto in primis a Steppin’ Out di Joe Jackson), ganci agli anni 80 (The Chamber Of Love, in discendenza da Everything She Wants degli Wham!) e assolo di corde retromaniache a un passo di sicurezza dal trash (Trouble Man), il divertimento è perlopiù assicurato e una delle cartucce più riuscite corrisponde a singolo apripista I Forget, con la partecipazione di Sigurlaug Gísladóttir al microfono su un beat saltellante tra new wave e melodia spaesata, accompagnato da un video diretto da Frank Holbein. «I forget who I am / I forget how it feels / I forget all my dreams / I forget to forget». Intanto, Kalevi, nel suo gioco citazionista, finisce per ricordarci chi è: un ormai esperto weird entertainer.
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