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Ha molto a che fare col nomadismo psichico o con una versione “rurale” della psicogeografia questo esordio targato J.H. Guraj, nom de plume dietro il quale si cela uno dei musicisti più curiosi e particolari del versante bolognese, ovvero Dominique Vaccaro. Nulla di ciò che ha transitato per le mani del Nostro però trova riscontro in questo Underrated Glances At The Edge Of Town, edito in bellissima cassetta dalla benemerita Maple Death: niente esperimenti audiovisivi, zero musica concreta, nulla di elettroacustico né tantomeno aggeggi elettronici o nastri manipolati. Solo chitarra, un santino di Fahey – sì, ormai lo citiamo con la frequenza con cui cambiamo le mutande, ma il lascito crediamo sia innegabile, a molte latitudini e molte longitudini e deve essere motivo di vanto per chiunque se lo ritrovi appiccicato – e un mondo da tratteggiare in punta di dita. Un mondo fatto di straniamento e sradicamento, di isolazionismo tenacemente rivendicato, di origini mai dimenticate così come di ricordi che risalgono e riemergono da un inconscio musicale che su quelle cifre bluesy s’è formato, così come quei primi passi Guraj – nome “sottratto” ad un contadino incontrato sulle alture albanesi – li ha mossi in quella enclave Arbëreshë cosentina dove è nato e cresciuto. Poesia dell’altrove e insieme sorta di autobiografia sbiadita e ri-creata, con le direttrici bluesy a stelle e strisce a “scontrarsi” col fingerpicking e la tradizione meno allineata a riemergere dal profondo in questa musica pulita, acustica, improvvisata che si fa subito gemma sorprendente per candore e limpidezza. Proprio come uno sguardo sottovalutato può donare nuova gioia anche alla città più maleodorante.

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