Recensioni

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Le atmosfere digitali e i suoni lucidi della vaporwave. Il calore meccanico dell’r’n’b e del funky, e il flow trascinante dell’hip-hop. Unite gli elementi e no, non stiamo parlando di Silica Gel di Bodyguard/James Ferraro (datato 2012), ma dell’esordio del progetto J-E-T-S, composto non a caso da Travis Stewart, ovvero Machinedrum – una volpe del cosiddetto intorno di musiche che hanno orbitato attorno alla tag post-dubstep e alla loro commistione di quelle con i ritmi della footwork – e Jimmy Edgar, che è cresciuto a pane e funk nella sua natia Detroit (ma ha masticato anche hip hop, r’n’b, electro e altro ancora). I due – apprendiamo dalla press di Bandcamp – condividono un’amicizia nata una ventina di anni fa quando entrambi si trovavano per la prima volta in tour lontani dalle rispettive città d’origine. Eppoi assieme gestiscono con Pilar Zeta l’etichetta Ultramajic.

Il progetto JETS nasce nel 2012. Di quell’anno un omonimo EP – quattro tracce tra electro-funky e bass – non irresistibili ma propedeutiche a un più convincente secondo lavoro –  The Chants (2015, Ultramajic) – in cui si cominciava a delineare l’r&b futurista che i due nel frattempo approntavano e che a dovere viene esplorato in questo primo lavoro sulla lunga distanza. In linea con Human Energy di Stewart, il disco cerca da subito l’immediatezza del pop servendosi di tracce rotonde e appetibili vestite di alcuni dei suoni che più hanno caratterizzato questo decennio, e parliamo di hip-hop e avant-pop o, per far rima con il Club To Club, “avant-garde and pop”. Così in LOOKOUT KingJet va di rappato androide di impronta trap su beat spezzati e distorti, accompagnato da pad e synth orientaleggianti e tirati a lucido, proprio come in una produzione del sopracitato Ferraro. Stessa onda cavalcata da POTIONS, dove il vocal femminile è affidato a Dawn Richard ma che non vedrebbe sfigurare una Rihanna; REAL TRUTH riprende l’hip-hop di Azealia Banks e lo condisce di spezie vaporwave, che ritroviamo poi nell’elegante r&b di OCEAN PPL. Sono brani ben congegnati, che si lasciano ascoltare con garbo, anche grazie alle positive perfomance dei vocalist: a tratti, però, offrono la sensazione di suonare leggermente telefonati.

Sensazione che rimane nei restanti episodi in scaletta: HYPER HIBERNATE e WATER AND STONE sembrano uscire da un Far Side Virtual in versione dance, e se è normale che da queste parti manchi un tocco d’anima, non è proprio questa la caratteristica che un lavoro siffatto doverebbe mostrare in primo luogo, semmai in ultimo.

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