Recensioni

Musica e cinema, nuance sonore e fotogrammi appena percettibili. Una dualità ascrivibile al progetto Iron & Wine, coltivato con cura da quel Sam Beam che, fin da giovanissimo, ha nutrito una passione vivida per il mondo del cinema. Inevitabile che le argomentazioni, portate avanti fin dall’esordio The Creek Drank the Craddle (2002), custodissero quell’afflato trasognato, intimista e profondo in grado di rendere potente il messaggio di narrazioni tanto seriali (Passing Afternoon, brano del 2004 che parla dello scorrere del tempo e della fine dell’amore, è stato utilizzato nella serie Dr. House – Medical Division) quanto cinematografiche (il brano Flightless Bird, American Mouth è parte della colonna sonora del primo Twilight).
Che proprio l’attività performativa e creativa di Beam e soci diventasse soggetto di un vero e proprio documentario non era scontato; eppure l’omonimo live album Who Can See Forever, in uscita via Sub Pop il 17 Novembre, è utile per definire i confini di un percorso ultraventennale, durante cui il Nostro ha mostrato una calibrata attività imbarcando compagni di viaggio (Calexico e Jesca Hoop tra gli altri) e mettendo in riga tutte le sfaccettature di un indie-folk minimalista à la Damien Rice, senza sbavature, in perfetta armonia con un songwriting asciutto e (quasi sempre) ispirato.
Who Can See Forever è la colonna sonora perfetta per raccontare proprio quel Sam Beam catturato dal vivo dal regista Josh Sliffe all’Haw River Ballroom di Saxapahaw, nella Carolina del Nord: diciannove brani perfettamente incastrati in versioni inedite, seppur sempre in linea con la cifra Iron & Wine, tra cui The Trapeze Swinger, Boy With a Coin, Naked As We Came e Thomas County Law, primo clip estratto dalla raccolta live, dove osserviamo nitidamente il Nostro alle prese con la scrittura ed arrangiamento di nuovi brani, momenti di backstage, intermezzi con i membri della band ma anche attimi di vita quotidiana trascorsi con la famiglia oltre ad istantanee ritagliate per l’altra grande passione, la pittura. Il documentario nasce come filmato di un concerto dal vivo ma, nel corso della lavorazione, ha sempre più assunto i tratti di una chirurgica lente di ingrandimento su Beam e il processo di scrittura e arrangiamento dei suoi brani che gli è valsa quattro nomination ai Grammy in quattro anni: c’è dentro tanto della sfera personale quanto quella professionale dell’artista, entrambe utili a ricreare un affascinante punto di vista sull’intero universo Iron & Wine.
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