Recensioni

6.3

Terza produzione in tre anni a firma Beam, di cui le ultime due supportate dall’ensemble legato alla ragione sociale Iron & Wine. È lo specchio di un buono stato di forma, soprattutto creativo, che ha permesso al musicista folk americano di chiudere – in appena due stagioni – altrettante interessanti prove: Beast Epic (2017) e questo Weed Garden EP. Si tratta di una raccolta di sei brani rimasti fuori dal precedente lavoro e su cui Beam e soci hanno avuto modo di lavorare, snellendo da un lato ed accentuando dall’altro emotività e carica espressiva.

Stringi stringi, però, sembrano e sono davvero poche le novità degne di nota apportate da questo nuovo pugno di brani all’intero progetto. C’era da aspettarselo, probabilmente. Il nucleo compositivo ruota attorno al pur buono Beast Epic, che aveva messo in luce un estro più marcato, giocando su umori e ritmiche eterogenee. Qui si veleggia molto più a bassa quota, preferendo luci soffuse, timbri scuri ed un arpeggiar di corde e percussioni costantemente sintonizzato su fragili frequenze. Tra gli aspetti più interessanti da segnalare, la capacità di Beam di scandagliare la caducità dei rapporti umani, sezionare sentimenti (What Hurts Worse), raccontare – attraverso rapide pennellate di colore – situazioni e stati d’animo. Scrittura e musica sembrano essere sempre più precise e delineano la figura di un cantautore che aggiunge, ad ogni nuovo lavoro, un nuovo ed imprescindibile tassello al proprio percorso di maturità.

Senza particolari pretese, gli Iron & Wine riescono a fare bene tutto quello che ti aspetteresti dagli Iron & Wine. Un EP che nulla toglie e nulla aggiunge alla sempre promettente parabola avviata da Beam e compagni. Anche se, per fortuna, brani come la sognante Waves of Galveston riescono a sciogliere dubbi ed amarezze: un buon compromesso da fine estate o poco più.

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