Recensioni

Da sempre in bilico tra rock-pop orecchiabile/radiofonico e scrittura cantautorale di un certo peso, gli Io?Drama del carismatico (anche nella voce) Fabrizio Pollio hanno dimostrato nel tempo di sapersi districare con una certa bravura tra categorie e tipologie di pubblico. Non abbastanza alternative da solleticare i palati degli amanti delle freakerie indie, ma nemmeno sputtanati sul crinale delle banalità radiofoniche tout court, i Nostri hanno sempre dimostrato buone potenzialità e una concretezza da navigati operai musicali.
Anche in questo disco (il terzo lungo della carriera), la band dà un colpo al cerchio e uno alla botte, ottenendo peraltro risultati spesso apprezzabili: nello specifico, chiama a produrre Nicolò Fragile – già al lavoro con Vasco Rossi, Mina, Alexia, Matia Bazar, Irene Grandi – ma lo impiega per dar forma a un suono a metà strada tra wave (Mi dimentico mi assolvo, Non resta che perdersi), elettronica massimalista (A piedi scalzi), cantautorato, rock. Nonostante alcuni dei migliori brani in scaletta siano legati a filo doppio allo stile del passato (le ottime Babele e Vergani Marelli 1), rimane comunque apprezzabile la voglia di andare oltre la formula consolidata nei dischi precedenti (interessante il synth-rock in bilico tra violino, programmazione e batteria di Il sasso e lo stivale), anche se il lavoro non dà sempre buoni frutti: Grooviera è appunto un groove reiterato che si sgretola in qualche vaga parentesi ambient, Uno alla volta ricorda i Subsonica più banali, Risveglio ha i crismi del riempitivo abbastanza interlocutorio.
Una tracklist con meno brani ma più a fuoco avrebbe forse aiutato un album ambivalente, capace di collezionare picchi notevoli quanto cadute di tono sorprendenti, nonostante il coraggio e la voglia di indagare nuovi territori.
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