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6.9

Il precedente Da consumarsi entro la fine dava, degli Io?Drama, l'immagine di una band attratta in ugual misura dalla canzone impegnata come da una certa estetica musicale à la Negramaro/Muse tutta crescendo e chitarre elettriche sparate al momento giusto. L'equivoco nasceva in parte dalla produzione (comunque, per nulla banale) di Paolo Mauri e in parte da una voce, quella di Fabrizio Pollio, per certi versi assimilabile in termini di virtuosismi e spleen, a quella del Giuliano Sangiorgi cantante della band pugliese.

L'interrogativo era stato in parte risolto da un video di Nel naufragio in cui Pollio, girovagando per il centro di una Milano in pieno scontro Moratti-Pisapia, proponeva il brano chitarra acustica e voce passando da uno stand di partito all'altro. Un evento estemporaneo capace tuttavia di rivelare la dimensione autorale di una scrittura senza tanti filtri, che la cornice arrangiativa di Da consumarsi entro al fine aveva forse colpevolmente nascosto.

L'Ep Mortepolitana continua a lavorare proprio in questa direzione, allontanandosi in parte dal suono del passato – a produrre artisticamente, qui, è lo stesso gruppo – senza tuttavia rinnegare la matrice pop-rock. Quasi a definire i confini di una canzone d'autore che non disdegna pathos e orecchiabilità, pur aggrappandosi a un immaginario di significati forti: quello di un L'amore ai tempi del precario vicina agli sfruttati sul lavoro o magari quello di una Samarcanda di Roberto Vecchioni che nelle mani del gruppo guadagna sfumature sonore nuove.

I lettori più intransigenti, una volta verificato il terreno su cui edificano gli Io?Drama, non daranno loro nemmeno una possibilità. Noi vi diciamo che la caratura della band è indiscutibile e il segnale forte e chiaro. I fake, se ci sono, stanno da altre parti.

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