Recensioni

7.1

E’ il 2010 quando Ikonika pubblica l’esordio Contact, Love, Want, Have. Il dubstep classico, inabissatosi lentamente nel biennio precedente inizia a prendere parecchia acqua negli scafi e da quel punto in poi diventa chiaro che la fase successiva è o il revisionismo o la mutazione con la prima a tradursi in un ripensamento della battuta spezzata lungo il continuum ardkore e la seconda a significare un  tuffo nei continuum culturali del dancefloor, techno in primis (2562, Scuba, Untold, Martyn, Pinch) ma anche house (Falty Dl, Joy Orbison).

In convergenza c’era la footwork, grande scommessa di quei mesi (e terreno più elitario oggi), di lato, a destra, i vari futuri pensati alle tastiere (l’album di Kuedo nel 2011 che ci porterà a quello di Mu-Ziq di quest’anno), in mezzo la bolla del post-dubstep, etichetta che se non piglia tutto, di certo è la più comoda da usare (Blake, Floating Points) e di lato, a sinistra, il grande fermento wonky (il post-Dilla), l’aquacrunk e il purple sound, i ritmi sincopati, l’elettro-funk, l’amore per l’8 bit (vedi anche uno obliquo come Zomby), le fregole fusion (vedi FlyLo) e, in generale, la fissa per l’intero spettro delle analogiche e un ritorno continuo agli 80s che appartiene un po’ a tutti.

All’interno di questo ricamo arriva Ikonika sulla lunga distanza con il suo UK Funk venato dubstep e un forte immaginario videogame. Con lei però è un po’ come tornare nei pieni Duemila della scena 8bit ma anche come mettere un piede in una zona franca tutta virtuale dove puoi trovarci della vintage ebm come idm, dei landscape bladerunneriani come spirte, frattali e altre cianfrusaglie 80s, tutte rigorosamente in ordine sparso senza che la retromania prenda mai (completamente) il sopravvento.

E così Sara Abdel-Hamid diventa subito un caso. La formula pur non facilissima, piace e affascina e, nel frattempo, la producer spazia e si fa conoscere sia come dj sia come label manager fondando assieme a Optimum la Hum + Buzz. Per quest’ultima esce un EP nel 2012 che è l’unica nuova musica in un’annata piuttosto silenziosa. Le nuove tracce introducono ritmi più serrati e aggressivi e dunque un personale avvicinamento al citato dancefloor tra house, techno e acid. Come dichiarato a Resident Advisor la producer è stufa di tutta una serie di modalità del fare elettronica, compresa l’estetica 8bit che l’ha resa famosa. Si ritira in studio. Ascolta un bel po’ di “classic house and a little bit of techno and a lot of old ghetto tunes” e sforna Aerotropolis cercando, nel contempo, di mautrare una visione senza rinunciare a un sano e giocoso bisogno d’escapismo a bassa risoluzione.

La conferma del talento della producer in quest’incastro di vecchie e nuove tecnologie arriva puntuale. Sara riesce a suonare leggera, avvincente e intelligente senza che tutte le tastiere analogiche e i cliché videoludici la inghiottano in un mare di sterile citazionismo tanto più che la tracklist esplora lo spettro di possibilità offerto dai soliti trituratissimi Ottanta (e fine Settanta) elettronici affrontati questa volta di petto sia a livello della molteplicità delle possibilità melodiche sia tecniche. Oltre al consueto trademark fusioneggiante da crack intro diffuso a prezzemolo (Eternal Mode, Lights Are Forever), in Aerotropolis troviamo della sana esplorazione di stampo retro-futuristico à la Planet Mu (Completion V3, Cryo, Backhand Winners) decisamente maturata rispetto agli antipasti offerti dall’esordio, dell’house che è anche un po’ electro che è anche un po’ space funk e tanto di primo feat. vocale (Jessy Lanza in Beach Mode (Keep It Simple)), synth pop / techno d’antan (Mr Cake e oltre), un pizzico di abstract trap dalle parti di Zomby (Mega Church con il feat di Optimum) e una buona manciata di ghetto rhythm (Manchego, You Won’t Find It There) il tutto rotondo, colorato e dotato di un bello scarto dinamico rispetto dall’esordio. E’ quanto basta per parlare di un album da tenere in considerazione tra le uscite dell’anno pur senza numeri che spiccano su altri. Pur senza che ci sia il bisogno di sentir sganciare la bomba per alzar il voto.

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