Recensioni

Era da un po’ che non sfornava un album in solitaria il guru dell’elettronica d’Albione Mike Paradinas. Il boss della Planet Mu si era avventurato da poco nel progetto Heterotic con la moglie Lara Rix-Martin e con Gravenhurst, ma una sua prova in solitaria mancava dagli scaffali dal lontano 2007, un’era geologica parlando in termini musical-produttivi contemporanei. La lenta gestazione di Chewed Corners ci fa pensare ad un processo compositivo senza pressioni, alieno dalle logiche di mercato attuali. In questo mood calmo e conscio delle proprie possibilità, si situa una proposta che nell’ambient melodica fa il suo cavallo di battaglia.
Se vogliamo proprio trovare un filo logico con il passato è proprio dall’IDM ibrida di Aphex Twin che il discorso prende spunto. Paradinas è uno dei pochi musicisti ad aver collaborato fattivamente con Richard D. James in un album: Expert Knob Twiddlers (a nome Mike and Rich, pubblicato su Rephlex nel lontano 1996), dove regnava il divertimento quasi lounge fabbricato a puntino con loop giocattolosi. Oggi che è passato molto tempo, l’IDM di “tanto tempo fa” viene inevitabilmente filtrata dagli accadimenti che sono intercorsi fra quel punto zero e l’oggi. Già in Duntisbourne Abbots Soulmate Devastation Technique avevamo capito che l’uomo filava dritto per il suo percorso monolitico, discostandosi di poco da quello che è sempre piaciuto fare: elettronica squadrata con piena consapevolezza retrò, sorta di contraltare alla moda reynoldsiana del ripescaggio. Qui per fortuna si va leggermente avanti. L’immobilismo e l’ortodossia di quei bei tempi andati sono il magma su cui costruire un suono in apparenza datato ma prolifico, pieno di citazioni a classici del genere. Non è un caso poi che Mike abbia esportato il verbo footwork di Chicago in Inghilterra, con la compilation seminale Bangs & Works sulla sua Planet Mu e abbia aperto così un nuovo corso per i nuovi adepti della blacktronica UK.
Dietro le sonorità di Paradinas stanno nascosti i Boards of Canada (Hug), la new age della Windam Hill (Mountain Island Boner) e di Kitaro (Melting), un po’ di melanconia dark e perché no anche certi tappetini degli Animal Collective (il finale di Christ Dust). L’unico appunto hic et nunc è il basso footwork di Tickly Flanks: un accenno, che ammicca alle astrazioni di Kuedo e che potrebbe far leggere parte del disco come ponte tra vecchio e nuovo, non totalmente impermeabile al presente. In questo senso sono coerenti pure le sensazioni now à la Toro Y Moi di Smooch, ferme restando le didascalie stagionate del primo Selected Ambient Works di Aphex in tracce come Gunnar, o le infatuazioni per gli anni 90 disco-pop in Weakling Paradinas.
Il ricordo dell’epoca IDM (cioè l’hi-fi sul lato produttivo) si palesa come costante elitaria per i padrini dell’elettronica d’oggi: questi ultimi propongono infatti una teoria sonica sempre più permeata da una dimensione di sogno e di utopia che non ha nulla a che vedere con l’afrofuturismo o con la blackness, ma che si basa su una ‘whiteness’ disimpegnata che coglie l’attimo purtroppo già passato, sentimento che esalta il frangente hipster della musica da ballo.
Paradinas è l’esatto opposto di Ford & Lopatin, duo che usa i suoni old restando per partito preso su posizioni da arcadia pre-00. L’evoluzione, Mike la promuove su due fronti: il primo sono i dischi sulla sua label (vedi i blasonati protagonisti della Planet Mu come FaltyDL, Boxcutter, Machinedrum o Benga); il secondo sono le produzioni a suo nome: un diario intimista che coglie pochi ma significativi attimi dal passato e li cura con amore e devozione, trasformandoli in succosi appunti per un eventuale futuro. A noi piace crogiolarci nel ricordo di quel tempo andato, ma pur sempre attualissimo. Back to the cameretta is the new loud.
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