Recensioni

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L’auspicio era il solito: far sì che l’omonimo del 2020 non fosse uno one-shot, ché di esperienze limitrofe al concetto di supergruppo durate lo spazio di un disco che abbiamo avute a bizzeffe. E invece Chris Spencer, a cui non perdoneremo mai i casini fatti con gli Unsane negli ultimi anni, e il sodale Jim Coleman (Cop Shoot Cop) si ripresentano con un cambio di formazione – al posto del basso di Chris Pravdica (Swans, Xiu Xiu) e della batteria di Phil Puleo (Cop Shoot Cop, Swans) troviamo rispettivamente Eric Cooper dei Made Out Of Babies e Jon Syverson dei Daughters, guarda caso proprio i due nuovi Unsane – e un album che, se possibile, è ancor più cupo del precedente.

Non più violento, ma più cupo, più cronaca di un presente in disfacimento socialmente e politicamente, esattamente come agli esordi Unsane e Cop Shoot Cop, erano la colonna sonora del disagio newyorchese fatto di violenza, abbandono ed eroina. Dopotutto con un titolo simile e dichiarazioni che parlano del disco come “[…] un urlo attraverso l’oscurità, una forte dichiarazione di resilienza e opposizione di fronte a un’apocalisse imminente” è abbastanza chiaro che il micromondo newyorchese dissezionato dalle band originali è diventato il macromondo contemporaneo, tutto distopia in essere e tecno-evo (della sorveglianza) dilagante.

Le musiche? Beh, quelle vanno ovviamente di conseguenza sia ai curriculum dei componenti (noise-rock bluesy e groovey, con forti tinte industrial), che delle finalità che un disco intitolato Gone Dark può voler perseguire. Reform e Lost All Trust sono puro Unsane-sound, ovvero disperazione, malessere e spie al rosso; Disconnect si sviluppa sull’asse dell’ossessione e della ripetitività; il groove di Repeat è un parto made in CSC ma calati in un universo post-hardcore; Hold On è una caligine noise-metal disperata mentre Destroy To Rebuild rallenta i tempi e si trascina accorata come i protagonisti de “La Strada” di McCarthy.

Un disco che è totalmente spenceriano (non ce ne vogliano gli altri) ma al tempo stesso è una sorta di radiografia dell’oggi, una riflessione sul declino e sulla catastrofe imminente, sull’avvitamento che stiamo vivendo; un po’ come illudersi di stare al riparo quando si è nell’occhio del ciclone.

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