Recensioni

6.8

Sulla falsariga dei Solar Bears dell’esordio e del recentissimo Supermigration, quindi su un orizzonte più da band che non dimentica la tradizione elettronica e, anzi, ne approfondisce il versante analogico tastieristico, troviamo, sempre sulla fida Planet Mu, il progetto Heterotic dei cogniugi Paradinas, ovvero il boss della label Mike e la compagna Lara già avvistati nei remix della No Names di NastyNasty e della Shutter Light Girl di Kuedo, entrambi del 2011.

Love & Devotion  ne è il vero debutto, un’inebriante e impalpabile immersione in una forma canzone ai sintetizzatori, femminea e studiata ai limiti del manierismo. Il focus della coppia, del resto, mira a una auto dichiarata urgenza 80s vista nella sua più intima e nostalgica malinconia. A tal proposito, Nick Talbot / Gravenhurst, chiamato a scrivere e interpretare ben quattro delle otto canzoni in tracklist, si è concentrato proprio sui temi della fragilità della memoria e dell’ineluttabilità del presente, per dare al canzoniere un preciso pallore tra calor bianco e avvolgenti puntelli dancey, proprio come se il disco dovesse lentamente accompagnare l’ascoltatore dal rave alla spiaggia, dall’estasi (Bliss) all’anomia (Fanfare).

Non mancano i richiami ai New Order del caso, agli albori del synth pop e al pop più umorale e vacanziero della decade edonista, eppure l’album, che finisce per mostrarsi funereo in un interessante finale, non è in grado di mostrarsi addictive come i suoi protagonisti spererebbero. L’anomico epilogo joydivisioniano fa da frettoloso contraltare a un percorso iniziato con i tepori chill della buona opener Bliss e cavalcato nella Blue Lines cantata da Talbot, entrambe con richiami house tastieristici e avvolte nello stato di grazia di un’epoca sospesa nel mito del clubbing ibizenco. Impeccabile Paradinas nel gioco delle coreografie, nei chiaroscuri (Wartime, Robo Corp), oppure nelle pieghe dreamy (Devotion) come anche nei puri acquerelli (la splemdida Knell in odor di Vangelis), non sullo stesso piano, le liriche e la forza dell’insieme. Un lavoro che aveva le carte in regola per incantare e invece non lascia il segno.

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