Recensioni

I Singing Loins sono a tutti gli effetti da annoverare tra i primemovers del Medway Sound, quella commistione garage-rock dal sapore d.i.y. andata in onda tra la fine degli ’80 e i primi ’90. Il boss era ovviamente Billy Childish, coadiuvato da tutta una serie di artisti come Holly Golightly e Graham Day con cui condivideva locali, gig, gruppi e dischi, ora quasi tutti in catalogo Damage Goods. Ebbene. A quei tempi c’erano anche loro, Chris Broderick e Chris Allen, formazione originaria dei Singing Loins, scoperti ed entrati subito nelle grazie di Childish e della sua Hangman Records grazie a un folk punk sgraziato sempre attento alla tradizione e con il gusto del cabaret.
Certo, vent’anni dopo e le cose sono un po’ diverse. La band innanzitutto, che dopo separazioni e reunion si allarga a quattro elementi proprio con questo disco, Here On Earth. Come conseguenza il suono diventa più rotondo, morbido, in poche parole folk, e lo scarto, seppur di minime dimensioni, fa trovare nuova ispirazione. Sì, perché dopo qualche lavoro tentennante i Singing Loins sembrano prendere in mano la situazione: tolgono ogni sofisticazione sfornando ballad riflessive/malinconiche, decidono di suonare un po’ meno inglesi del solito – in questo senso i parenti più prossimi sembrano diventare i Mountain Goats, anche perché le voci di Broderick e Darnielle a tratti toccano le stesse corde – e in qualche modo si arrendono al tempo che passa, alla mezza età, ai capelli bianchi. Giusto che sia così, doveva succedere prima o poi.
Da questa nuova consapevolezza nascono una buona manciata di momenti accorati e sopra le righe (Monster Ashore, My Darling, Alien) che fanno sorvolare su qualche passaggio più didascalico, e alla fine l’impressione è che i Singing Loins stiano pian piano sviluppando una propria dimensione al di là della citata appartenenza Medway. Meglio tardi che mai.
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