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Heathered Pearls torna a tre anni di distanza da quel Loyal che lo aveva posizionato, un po’ in punta di piedi, all’interno del filone techno ambient, con un secondo album, Body Complex, che introduce il 4/4 e una maggiore complessità nelle trame.

Se nel debutto Jakub Alexander si muoveva in paesaggi rarefatti, esplorativi ma offuscati, con Body Complex il producer polacco cerca di inserirsi nelle dinamiche più fisiche dell’esperienza umana. Jakub vuole raccontare i ricordi della propria adolescenza, la conoscenza di artisti come Terrence Dixon e Lawrence, i lunghi viaggi in macchina di ritorno dai rave e i residui emozionali che ne derivano.

Fanno il loro ingresso battiti morbidi ma penetranti posti a metà tra club (Perfume Catalogue, Personal Kiosk con The Sight Below) e ascolto domestico (Sunken Living Area), assieme ad una cura più accentuata per bassi e percussioni, elementi che danno diversa forma ad una struttura ritmica compatta e minimale ma allo stesso tempo complessa e ramificata. Efficace, in questo senso, l’utilizzo di synth che vanno a lucidare la superficie delle tracce formando tappeti dai tratti fortemente cinematici (Holographic Lodge), a metà tra malinconia e irrequietezza (Artificial Foliage).

C’è anche spazio per una co-produzione assieme a Shigeto, con quest’ultimo che impreziosisce la trama (Abandoned Mail Utopia) conducendo il gioco senza esporsi troppo, e il contributo vocale di Outerbirdge in Warm Air Estate. In chiusura Thought Palace, un azzeccato crescendo posto a suggello di un lavoro che non tocca i vertici di un Loscil ma ben s’incanala in un solco di produzioni tracciato da Gas ed etichette quali Kompakt (leggi la serie Pop Ambient), Dial, Mille Plateaux e Touch, fino alla Border Community di James Holden.

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