Recensioni

Scott Morgan è sempre rimasto entro un determinato limite nelle sue ondivaghe peregrinazioni dello spazio circostante. Ascoltandolo si avverte subito che il concetto di psicogeografia non gli è sconosciuto e che anche le esperienze dei più avventurosi field recordist di questi anni non gli sono passate sopra senza colpo ferire, ciò non toglie che non abbia mai abdicato all’uso dell’elettronica, facendo del minimalismo la chiave di volta di un approccio che nel corso degli anni è passato dal rigore scolastico di Triple Point, alle sinuosi modulazioni dub di First Narrows per toccare le vette di Plume e Endless Falls che sono i suoi lavori meno ermetici e più immediati.
Proprio le esperienze di Endless Falls e del successivo Coast / Range / Arc, costituiscono il background ideale per queste cartoline dalla Nuova Brighton. Il concept attorno cui Morgan fa girare le sue visioni è ancora una volta lo spazio canadese intorno a Vancouver. C’è anche l’esigenza di tracciate dei percorsi nella propria discografia. Cita egli stesso First Narrows e Strathcona Variations come i diretti antecedenti di un approccio, “un dialogo”, con l’ambiente circostante che ha portato a questa collezione di vignette in forma di paesaggismo astratto. Le modulazioni sono sempre le stesse. Dalla mimesi ritmica e ansimante di Khanahmoot, alla pensosa gravità di Coyote, passando per l’auto citazionismo di Second Narrows che disegna un modernariato ambient a là Blade Runner.
La fattura dell’insieme è sempre di pregio, calibrata fin nel più minuto dei dettagli come nei micro inserti digitali di Cascadia Terminal o nella nerissima nebulosa di Fifth Anchor Span, ma a questo giro tutti i passi avanti fatti con Endless Falls, in termini di comunicatività vengono persi, in favore di un ritorno alla vecchia ispirazione isolazionista, che per il genere è sicuramente un porto più caldo e accogliente, ma anche molto più convenzionale.
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