Recensioni

Piccoli miracoli, o segni che qualcosa è destinato a cambiare. In un’epoca in cui se non pubblichi un singolo al mese c’è il rischio di sparire dai radar, Harry Styles si è preso tutto il tempo necessario ed è approdato al suo quarto album a quattro anni di distanza dal precedente Harry’s House, forte di un singolo di apertura come As It Was che ha conosciuto alcune curiose ma eloquenti riletture live: se gli Haircut One Hundred, freschi di ricostituzione, hanno visto un Nick Heyward riconoscere “paterno” un’affinità elettiva tra il pop di Pelican West e North of a Miracle e quello dell’ex One Direction, gli Arcade Fire hanno di fatto confermato una piena dignità alla proposta musicale del nostro trasportabile, senza tentennamenti, nell’arena indie-alternative. Passatismo e trasversalità segnavano tanto i due lavori precedenti quanto il nuovo, e la time capsule in cui veniamo accompagnati si colloca idealmente nella seconda metà del decennio 2000, tra gli LCD Soundsystem, i Radiohead di In Rainbows e The King of Limbs (in particolare in Season 2 Weight Loss) e tantissime altre suggestioni sapientemente miscelate.
Kiss All The Time. Disco, Occasionally è tutto un programma già dal titolo. Se Aperture non ha l’appeal di As It Was è solo perché la canzone preferisce rivelarsi man mano che progredisce, fino al coro we belong together, pronta a depistarci nel corso dell’ascolto delle successive undici tracce. Non che non ci sia voglia di ballare, anzi: provate voi a restare fermi durante Ready, Steady, Go!, in odore di Franz Ferdinand altezza Always Ascending, o durante il Paul Simon mutuato dai Vampire Weekend di Are You Listening Yet?, o ancora nella seconda parte del disco con Pop e soprattutto il potenziale hit single Dance No More. Ma il resto della tracklist rende questo disco più introspettivo, morbido, un affair da post-serata che dà modo a Harry Styles di approdare ai trent’anni con una maturità nuova e un’esigenza di ascoltare se stesso, porsi domande, darsi risposte e talvolta qualche schiaffo motivazionale. Laddove As It Was era un riferimento alla separazione dei genitori, qui ci sono riflessioni sulle relazioni, su come tenerle in vita quando sembra andare tutto troppo bene e troppo in fretta (la già citata Ready, Steady, Go!), su ex ricomparse all’improvviso (in Taste Back), sul tornare sulla scena più forti e sicuri di sé come fossimo in una seconda stagione di una fortunata serie Netflix dopo aver assunto un personal trainer (Season 2 Weight Loss).
I testi giocano occasionalmente su doppi sensi non pienamente decifrabili (“Katie’s waiting to be your game-day saviour / First time tasting it / It’s nice to mix two flavours”), immagini sbilenche di dita che sfiorano il ventre e dormite con i piedi sporchi e riflessioni sulla vita da single quando gli amici si accasano con ragazze americane (se sul piano musicale il riferimento è alla Adore You dello stesso Harry e allo stile di Howard Jones nei suoi primi due fortunati album degli anni 80, nel testo c’è quasi un’eco di Fastlove di George Michael).
Gli ospiti d’onore sono Tom Skinner, alla batteria in più di un brano, con Ellie Rowsell dei Wolf Alice ai cori, ma possiamo apprezzare l’ottimo lavoro di Jules Buckley nell’arrangiamento orchestrale di Coming Up Roses. Due le reference a Simon and Garfunkel facilmente individuabili: Keep The Customer Satisfied, menzionata in Dance No More, e Bridge Over Troubled Waters nella conclusiva Carla’s Song (curiosamente due lati del medesimo singolo), altrove sono individuabili l’electro-pop dei Metronomy, degli Hot Chip e il french touch dei Phoenix. Nelle ballad come The Waiting Game e Paint By Numbers fa capolino un’atmosfera che riporta al Sondre Lerche più dolceamaro.
Se è vero che Kiss All The Time. Disco, Occasionally si prende qualche rischio, lasciando per esempio che la voce si faccia talvolta narrante e distaccata, in secondo piano rispetto ai synth, Styles e i suoi collaboratori hanno saputo concretizzare la metamorfosi continua dell’artista senza alienare fette importanti di pubblico tendenzialmente più reticenti: un momento giochiamo con l’indie-pop e quello dopo indugiamo su un pop-funk che frulla insieme Justin Timberlake e Lisa Lisa and the Cult Jam. La riuscita Coming Up Roses sarebbe potuta uscire dal cilindro di Jay-Jay Johanson o dei Divine Comedy.
Kiss All The Time. Disco, Occasionally è una conferma per il principe del pop britannico. Un disco ragionato ma giocoso, composto e registrato dopo essersi pienamente rilassato in Italia (abbiamo visto Harry Styles a Roma mentre annunciavano il nuovo pontefice…!) ed essere ripartito in Germania con le pile belle cariche. I riferimenti agli Hansa Studios non facciano pensare a un nuovo Achtung Baby: siamo sempre al cospetto di un disco pop, che riesce a sorprendere ascolto dopo ascolto creando un mood uniforme pur pescando da stili talvolta in antitesi tra loro. Resta da capire se, dopo tanti richiami agli anni 70, 80 e oggi 2000, Styles avrà il coraggio di stabilire un nuovo canone anziché ripescare album dei ricordi.
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