Recensioni

7.2

L’inarrestabile Jad Fair continua imperterrito a diffondere il verbo dell’indie rock colorato e traballante, tanto che non si contano più i dischi, tra le molte collaborazioni – per gli appassionati di storture sonore è d’obbligo recuperare l’album Scuse Us While We Kiss The Sky del 2018, a nome Jad And David Fair, che rimanda agli esordi destrutturati dei mezzi giapponesi – e capitoli pubblicati con cadenza regolare dai suoi Half Japanese. Puntuale, come da un po’ di tempo a questa parte, la band torna con un album dal grande cuore pulsante di positività per lottare ancora una volta contro il male, e proprio in un anno in cui se ne sentiva il bisogno.

Nella scia degli ultimi lavori, anche in Crazy Hearts l’indomabile prorompenza da “buona la prima” viene racchiusa in una forma canzone dagli arrangiamenti sempre più curati, mantenendo comunque intatti l’istintualità e il flusso di coscienza inarrestabile che ne contraddistinguono la proposta, stavolta ulteriormente arricchita da quei dettagli (riverberi, tastiere giocose, percussioni liofilizzate) che fanno decollare il razzo psichedelico del viaggio interstellare raccontato nell’album: un fantastico romanzo di formazione che incita a superare le avversità dell’esistenza e a scoprire le piccole e grandi gioie della vita. Una storia veicolata dall’inconfondibile mix di indie rock lo-fi, pop stralunato, ethos DIY e spirito artpunk, che, come mostra bene l’apripista The Beastmaster, risuona tanto del proto-punk dei Modern Lovers quanto del candore sofferto di Daniel Johnston, e non meno delle cavalcate à la Velvet Underground; e mai come stavolta è capace di masticare influenze e ricondurre ogni tensione nell’alveo del concept del disco.

Così, tra jangle sfasati (Wondrous Wonder) e jingle fulminati (And It Is), si dipana un caleidoscopio tanto cangiante quanto concettualmente coeso, fatto di strani influssi dub per bassi ipnotici (Undisputed Champions si aggiudica la palma del miglior pezzo del lotto), magnetica psichedelia sci-fi (My Celebrity, Late At Night), a volte turbinata in trasognati flussi motorik (Crazy Hearts), e glam anni ’70 in versione parco giochi (My Celebrity). Un utopico percorso rifinito da visionarie ballate etno-spaziali, svolte funk, ardori western e svolazzi di poesia fumettistica, perfettamente sorretto da una convinzione tanto forte da trasformare il candore fanciullesco in una coriacea e convincente visione programmatica.

Sarebbe facile chiudere il discorso con un bel “come non voler loro bene”, ma la verità è che gli Half Japanese, disco dopo disco, continuano meritatamente a guadagnarsi tutto il nostro affetto.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette