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6.8

La dimensione “politica” di ognuno di noi – non quella andreottiana dei palazzi, dei selfie di pessimo gusto del Salvini inviato da Bruxelles o dei tweet “sul pezzo” di un Gasparri o di un Renzi qualsiasi – fa riferimento alla quotidianità e si identifica spesso con le scelte che facciamo e che in fondo ci rappresentano più delle parole. Giorgio Canali è uno che ha ben chiaro il concetto di “scelta”, almeno quanto quello di “politica”, e lo dimostra disco dopo disco con un’onestà che suona quasi aliena (qualcuno potrebbe dire addirittura naïf) in un’epoca in cui anche il musicista più scadente impara cos’è il marketing strategico ben prima di trovare una propria identità musicale.

Perle per porci è una collezione di cover che decide consapevolmente di non sfruttare le potenzialità dei dischi di cover – ovvero proporre brani con cui il pubblico ha già una familiarità per vendere qualche copia in più. Rappresenta invece una scelta ideologica ben precisa, una presa di posizione sostenuta dalle dichiarazioni dello stesso Canali che hanno accompagnato la pubblicazione: «nel corso degli ormai tanti anni passati a cercare di vivere di musica, mi è capitato di imbattermi talvolta in realtà musicali che avrebbero meritato una ribalta che non hanno mai avuto e in canzoni altrui che invidiavo, all’epoca presentate ad una audience troppo spesso distratta (perle regalate ai porci appunto)». Di questi brani è fatto il nuovo album del musicista: se si escludono l’Eugenio Finardi di F-104 e il Francesco De Gregori di Storie di Ieri, le altre tracce in scaletta sono tutte di artisti di estrazione indipendente, da Le luci della centrale elettrica ai Santo Niente, da Macromeo ai Mary in June, dai Luc Orient a Fausto Rossi (per il dettaglio, vi rimandiamo alla piccola guida redatta dallo stesso Canali). Una carrellata di titoli che vuole regalare un minimo di visibilità a realtà musicali per molti semi-sconosciute e allo stesso tempo rappresentare un bella rubrica di indirizzi per lo stesso padrone di casa. Un po’ come se, ascoltando il disco, stessimo idealmente spulciando la sua collezione privata di dischi alla ricerca di una personalissima idea di “buona canzone” («canzoni che avrei voluto aver scritto io»).

Proprio la scoperta è l’architrave di Perle per Porci. Non solo quella che nasce dalla curiosità di ascoltare le nuove versioni dei brani – gli arrangiamenti messi in campo dal Nostro e dai Rossofuoco non sorprenderanno più di tanto chi ben conosce la produzione del musicista – bensì quella legata all’ascolto del brano stesso. Il tutto con la consapevolezza che i percorsi musicali individuali sono quasi sempre una somma di tappe intermedie, di ispirazioni casuali, di mappe mentali e stilistiche complesse proprio come quella racchiusa in questo disco. Il giudizio di merito, in questo caso, è più soggettivo del solito, almeno quanto lo è la voglia di riscoprire le versioni originali dei brani e la responsabilità di scegliere, nel mucchio, le migliori cover (noi votiamo per Richiamo dei Frigidaire Tango e Pesci e Sedie (Fish and Chair) dei francesi Corman & Tuscadu). Un’attività, sia chiaro, decisamente piacevole.

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