Recensioni

Un’immagine mi rimarrà in mente pensando ai Fuck Buttons di Street Horrrrsing, al di là de fatto che tra dieci anni li riascolterò o meno. È l’empatia e il trasporto del tutto psichedelico che il loro concerto rumorista provocò negli sguardi e negli animi delle persone presenti.
Una chiave sottovalutata forse all’inizio dell’anno scorso, quando uscì l’LP di debutto del duo, fu proprio l’immobilismo. Quello dell’ascoltatore di fronte alla capacità dei Buttons di fare quella musica rispettando i tempi e le aspettative di ogni crescendo, di ogni sviluppo sintetico. La domanda è allora: ma se Tarot Sport non fosse più un disco che lascia immobili a fruire dell’esperienza Fuck Buttons?
Il primo disco era così d’impatto perché dopo tanto cervello nell’elettronica, tornava a fare le cose più semplici e meno intellettualmente stimolanti. Qui c’è solo un capitolo che riprende la gloriosa ondata cervellotica degli ultimi quindici anni: Phantom Limb (di cui peraltro c’erano avvisaglie anche in Ribs Out). Ma è ancora ammirabile il modo in cui i Fuck Buttons riportino il tutto, sul finale del brano, alle loro atmosfere emotivamente rilevanti, basate su reiterazioni continue di arpeggi azzeccati. L’elemento minimo della loro strategia, e il più vincente.
Del resto l’elemento ritmico, la cassa dritta o altri prestiti della techno, sono l’unico segnale di spostamento del suono da Street… Un pallido segnale, che si unisce all’unico altro cambiamento che è la sparizione della voce catartica e rumorista che punteggiava i picchi dei crescendo dell’album precedente. E quindi è anche per fare di necessità virtù che ci siamo focalizzati su questo per recensire il seguito di quel primo capitolo. Insomma, quasi tutto secondo copione. È sempre la cosa più prevedibile un secondo disco che segna, con le conseguenti discese (più o meno ripide) di entusiasmo, una continuità rispetto al primo.
La conclusione è però un’altra. Quando si inizia ad ascoltare Tarot Sport si cercano le differenze dal convincente esordio del duo. Ma poi si capisce, che è un proseguimento del primo. Non sposta nulla perché forse i due sono fissi sulla formula come il pubblico che li osserva; e non hanno bisogno di cambiarla.
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