Recensioni

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Un prodotto da esportazione. Mai come in questo caso le parole mani e fattura trovano ragion d’essere se accostate l’una all’altra. Un rock fatto con le mani, quello dei milanesi Giöbia, loro sì da esibire fieramente nei consessi internazionali, dove peraltro i ragazzi sono di casa visti i tantissimi concerti macinati oltreconfine. C’è esterofilia ed esterofilia, quella buona porta valore aggiunto.

Il nome dell’etichetta (romana) per cui hanno inciso le ultime tre fatiche in studio dice già molto sulla loro proposta musicale. Eppure c’è tanto, ma tanto, di più in una mistura sonora a base anche di fascinazioni per il garage degli anni ’60, il prog di casa nostra, le colonne sonore degli anni ’70 e le atmosfere futuristiche degli ’80. Il suono della band è altamente ricettivo in quanto a contaminazioni (e derivazioni), e non bastano poche coordinate a rendere la posizione. Spaziali è termine calzante nel caso dei Giöbia, che peraltro conosciamo bene. Il precedente album, Plasmatic Idol, pubblicato nel 2020, ci fece parlare benissimo di loro; idem quello ancora prima, Magnifier (2017). Peraltro è dal 2010, anno di uscita dell’ottimo sophomore Hard Stories, che li seguiamo.

E se tre indizi avevano già fatto una prova, ecco il reperto che chiude ogni discorso, semmai ce ne fosse bisogno. Acid Disorder è un disco per cultori, certo, fosse un film sarebbe di genere. Questo per dire della palette entro la quale spaziano i quasi 45 minuti qui in esame, aperti dalla monumentale Queens Of Wands, pièce quasi interamente strumentale che rievoca le soundtrack d’annata, tra Vangelis e Stelvio Cipriani, a disegnare scenari vintage tra Stanley Kubrick e Dario Argento. Cambi di ritmo, saturazioni chitarristiche, alterazioni percettive e delirio da abbandono nello spazio profondo la fanno da padroni, prima che il suono caldo di una chitarra acustica srotoli inaspettatamente un tappeto di benvenuto a una chiusura di brano in stile Pink Floyd. Dal canto suo, The Sweetest Nightmare è un vortice onirico a base di scudisciate heavy psych, di fondo melodico, ligio e coscienzioso, ma pur sempre votato al Nero Sabba. Paiono invece Scorpions e Guns N’ Roses le stelle polari di Consciousness Equals Energy, hair metal da bei tempi andati che in certi momenti sconfina addirittura nel free-jazz.

Nel Disordine Acido giöbiano il caos è bandito, tutto è mescolato a dovere, senza ridondanza. Perfettamente calibrati sono accostamenti come quelli tra lo stoner di Screaming Souls, che alza tempeste di polvere là dove l’aria era già secca e la terra inospitale, e il bluesaccio sudista (e sudato) di In Line, mentre l’altra strumentale Circo Galattico, unico passaggio intitolato in italiano, è quasi una jam session sprizzata di interstellare giubilo che fluttua tra Morricone e Piero Umiliani, prima che la conclusiva title-track veda Jane’s Addiction e Primal Scream scambiarsi effluvi Sixties, naturalmente con un pizzico di India di qua e organetti in stile Doors di là.

Tutto già sentito, va bene, ma non per questo meno degno, anzi. Alla fine non dovranno ringraziare nessuno, i Giöbia, perché quando si fanno le cose per bene, gli apprezzamenti e i riconoscimenti vengono da soli. Chapeau.

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