Recensioni

Già dall’impatto visivo si capisce che la direzione è cambiata. Lo avevamo lasciato due anni fa con un disco, Himalaya, che aveva convinto un po’ tutti con quel suo pop dal sapore invernale che suonava un po’ folk e un po’ elettronico. In copertina, la candida vetta innevata della catena montuosa asiatica prefigurava un lavoro survivalista e una scalata verso luoghi inesplorati. Lo ritroviamo, oggi, sdraiato in un ambiente chiuso – la sala di un cinema – in cui a dominare sono le cromaticità del rosso: rosso è il suo outfit; rosse sono le poltrone. Gigante torna con un nuovo disco, dal titolo Buonanotte, e questa volta per la Carosello dei vari Thegiornalisti, Coez e Levante.
Il cuore del disco è rappresentato da incursioni di basso in pieno stile Tame Impala e da un uso costante dei sintetizzatori. L’ukulele, protagonista nel primo lavoro, passa qui in secondo piano. Atmosfere calde e avvolgenti dominano le nove tracce, creando l’ambiente per la svolta intimista dalle venature malinconiche del cantautore pugliese (Rettile, Il Mare Come Sta e Caucciù). Fanno eccezione il riff di chitarra pop rock e il ritmo sincopato cassa-tom di Vene, che ricordano vagamente gli Arctic Monkeys di AM e il mood di Roma Sta Sera del Motta della Fine dei Vent’anni, e l’ultima traccia Tempesta che evita l’ennesimo ritornello melodico, per favorire uno stile narrativo più vicino a quello del primo disco.
Confortevole. Si potrebbe riassumere così questo secondo lavoro del musicista pugliese. Il ragazzo della Valle d’Itria ritira l’ukulele e porta avanti tastiere e sintetizzatori, attingendo a piene mani dal repertorio di band come Tame Impala e Unknown Mortal Orchestra. Non mancano gli echi nostrani, soprattutto nelle linee melodiche, con riferimenti ai Cani e ai Baustelle, senza dimenticare le classiche due B: Battisti e Battiato. Dopo un primo album, Himalaya, che mescolava bene cantautorato, un po’ di folk e atmosfere new wave, con, allo stesso tempo, una buona capacità evocativa nei testi, Buonanotte suona appunto confortevole, piatto e un po’ troppo radio edited. Un’occasione persa per Gigante, artista che ha dimostrato di avere della stoffa, pur senza stravolgere le regole del pop.
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