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7.5

Gianluca Petrella è uno che avrebbe potuto tranquillamente accontentarsi e coltivare accortamente il culto di sé e della sua musica. Figlio di musicisti, diplomato al Conservatorio in uno strumento impietoso – il trombone – che non è proprio la prima scelta per chi ha voglia di muovere i propri passi nel jazz, Petrella, classe 1975 da Bari, è stato presto accolto sotto l’ala protettrice di un gigante del jazz italiano, Enrico Rava. Lì si sarebbe potuto serenamente accoccolare tra un disco per ECM e l’altro, tra una collaborazione prestigiosa e l’altra. D’altronde, non capita spesso che la bibbia del jazz mondiale, la rivista Downbeat, ti scelga due volte come una delle migliori promesse della scena globale. Bastava stare lì e l’empireo sarebbe stato presto a portata di mano. Ma non è quella la sua indole, la sua anima.

Troppo curioso del mondo che lo circonda e attento scandagliatore di fondali musicali inediti, Petrella nel tempo si è trovato a proprio agio tanto a calcare palchi importanti nel giro jazz, quanto a suonare con la live band id Jovanotti ed Elisa o a collaborare con Dj Gruff dei Sangue Misto. Il tutto senza mai sentirsi, e farsi sentire, come “quello del jazz” che arriva e ti spiega come si fa per davvero musica. No, Petrella ha sempre scelto il dialogo, la collaborazione nel senso più profondo e proficuo del termine: non uno spazio per il proprio ego da mettere in mostra in relazione all’altro, ma un’occasione per costruire con l’altro. Non è mica da tutti.

Ed eccolo quindi al nuovo disco con la Cosmic Reinassance, un quintetto che è nato per esigenze di ridurre la band di dieci elementi con cui all’inizio degli anni 2010 girava i festival. Lo spirito è quello di una mai sopita passione per Sun Ra e di una musica cosmica che trascende generi e geografie per provare una sintesi black trasversale e universale. La relazione con la musica dell’inviato da un altro pianeta è cominciata con Coming Tomorrow – Part One, firmato proprio dalla Cosmic Band ormai 13 anni fa e incentrato su riletture del maestro. Il percorso è proseguito con l’EP Cosmic Reinassance del 2016, di cui questo LP si pone idealmente come seguito.

Lo scenario, lo scenary, è apparecchiato da Unknown Dimension, che tra percussioni e fiati che si prendono tutto lo spazio necessario per adagiarsi nelle orecchie, è il perfetto biglietto da visita per il disco. Le spinte universaliste sono esplicite fin dalla title track, funk spaziale che sostiene il fraseggiare del poeta e sassofonista Soweto Kinch. Uno spirito ecologistica tendente allo spirituale la collega alla successiva Connection, brano dedicato all’acqua dove fanno capolino la cantante italo-nigeriana Anna Bassy (che ritorna anche in altre tracce e fa parte della band in tour in queste settimane) e  l’arpa di Vanja Contu: ci si muove su tribalismi delicati ed elettronica soffusa. Comes from the Ground, con i lfeaturing del sax baritono di Beppe Scardino sembra il legame della musica con il sottosuolo, sostenuto da un basso che incede flessuoso ma sincopato, mentre Wonder (ancora la Bassy) è la connessione con il soul e l’R’n’B, carica di sensualità notturna. Nomands, concettualmente, si riannoda al girovagare erratico dei musicisti come Petrella, capaci di assorbire influenze e atmosfere per farle proprie.

Qui è il sax tenore di Pasquale Calò a segnare il perimetro, con quel suo fraseggiare avviluppato da una massa sonora che da calda si fa evanescente, per poi ricolorarsi come una pulsazione. Education è il brano più ambient, passione e frequentazione sincera di Petrella (vedi lo splendido Kepler firmato con Davide Tomat). Ancient Jazz è forse il brano con l’elettronica più in evidenza e suona dell’incrocio tra la musica nera e il jazz dell’Europa del nord. Il cerchio si chiude con Dj Gruff che su ritmi drum’n’bass porta dentro al mondo della Cosmic Reinassance anche un po’ di Giappone. Disco di grande classe, forza e senza nemmeno una sbavatura.

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