Recensioni

Dall’assolata California il misterioso duo americano German Army approda alla label italiana Yerevan Tapes con un disco che presenta un’oramai consolidata e originale miscela d’industrial analogico, psichedelia, esotismi e primitivismi post industriali. Dopo aver pubblicato per label come Opal Tapes, Handmade Birds, Beläten e Chondritic Sound, il gruppo dovrebbe essere abbastanza conosciuto per chi bazzica certi territori underground di confine. Nel corso degli anni i German Army hanno pubblicato svariato materiale nei formati più vari, ma questo LP pubblicato il 26 novembre 2015, è un buon punto d’inizio per approcciare il progetto che, anche qui, non rinuncia a tingersi di esotismi orientaleggianti che ben si sposano con un certo early industrial (vedi Cabaret Voltaire e 23 Skidoo).
Il titolo del disco Kalash Tirich Mir fa riferimento al Tirich Mir, la montagna più alta della catena dell’Hindu Kush, in Pakistan. Proprio in quelle valli abita la popolazione del Kalash, gruppo etnico dalla pelle ambrata e dagli occhi chiari di origine macedone. Il loro isolamento storico e geografico ha permesso di mantenere vivo un interessante culto politeista che ha nella bucolica festa del vino dedicata a Zoroastro uno dei suoi apici. Il lavoro sembra essere una sorta di colonna sonora di un rito pagano tribale che non rinuncia a momenti industrial-ritmico sciamanici memori di cut-up alla Burroughs (Brought into Age) e a derive “exotic” dark ambient (Painted Gold e Jungles of Judgement) che, a volte, si trasformano anche in interessanti forme di proto-techno ambient, come avviene nell’ottimo finale Willowbrook Reporter.
Da segnalare anche l’ottima traccia Folk Healer che rilegge a modo suo Cabaret Voltaire e Suicide. Nel lavoro è presente anche un certo gusto avant-post punk tra psichedelia e kraut che ricorda un po’ i lavori di un gruppo originale come gli Horrid Red di Edmund Xavier e Bunker Wolf: si ascolti a riguardo un episodio particolarmente ispirato come Plastic Canyon. Non siamo tanto lontani nemmeno da atmosfere alla Deutsch Nepal e Coph Nia, anche se qui certe sonorità post industriali sono molto più solari, diluite ed easy listening rispetto ai lavori degli svedesi.
Siamo in presenza di un disco non scontato, dalle molte anime etno-psicogeografiche, con un gusto dadaista per la contaminazione e un certo interesse per la psichedelia occulta che avvicina il duo californiano ad una ricerca anche italiana, portata avanti coraggiosamente sul territorio nazionale da label come Yerevan Tapes. Kalash Tirich Mir è, in sostanza, un lavoro particolarmente consigliato a tutti gli amanti delle contaminazioni tra post industrial, psichedelia e paganesimo mediorientale/mediterraneo.
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