Recensioni

Davvero instancabili, i German Army, duo nascosto tra le montagne di San Bernardino (a due passi da Los Angeles) che negli ultimi tre anni ha dato vita a una produzione forsennata di CD, cassette e vinili, una ventina secondo Discogs, con risultati constanti e di ottimo livello.
Non fa eccezione questo Jivaro Witnesses, lavoro retro futurista (profumi di VHS, abrasioni analogiche, hauntologie synth-robotiche) equamente diviso tra allucinazioni tribali e fantascienza sociopatica, con il fine ultimo di raggiungere la totale alienazione dal reale. La Burka for Everybody, che patrocina il motto the future is analog, sarà andata in brodo di giuggiole. Un po’ come in tutte le produzioni German Army, al di là delle radici industrial e dei primitivismi post dub che sono già marchio di fabbrica, l’estetica è quella del collage e degli esperimenti targati Cabaret Voltaire, Novy Svet, Negativland, anche se qui troviamo un’armonia nuova, un filo dark capace di assemblare questi dodici frammenti con un’apatia non lontana dai fantasmi Suicide (Chilili), passando con fluidità dall’estatica Sunken Words alle tetraggini di Six Leg Counterpart, dallo space ambient di Flogged Ritual ai rituali di Communal Peace.
C’è chi potrebbe considerare Jivaro Witnesses un disco dallo sguardo pop, come un Red Mecca per i Cabaret Voltaire o come i Dark Day – altro gruppo vicino al duo – rispetto ai Dna, e chi una poltiglia di suoni sospesa in qualche angolo remoto dell’universo. In fondo è una lezione di funambolismo e doppio gioco più che benvenuta.
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