Recensioni

L’asfissiante austerità di Mont Cc 9.0 First Act ci aveva colpiti. I Füsch! si schiantavano con veemenza delirante contro le nostre tempie, imponendo un sound corposo e psichedelico, claustrofobico, ma sorprendentemente vivo. Questo grazie a un recupero di certa post-psichedelia anni Novanta, sorretta da numi post-rock o post-hardcore di tutto rispetto come Swans, Kyuss o Fugazi, che però erano dovuti passare sotto il setaccio rigoroso di una singolare originalità.
L’intento di questo secondo atto (ricordiamo che Mont Cc 9.0 è una trilogia che si concluderà nella prossima primavera) è quello di rinnovare l’ispirazione con fonti differenti. Innanzitutto la scelta della location: ca’ desdòcc, cascina montana immersa nella natura, la stessa che, oltre a (verosimilmente) ispirare in parte il disco, ne entra a far parte in maniera preponderante. Secondariamente: una calda estate (durante la quale hanno avuto luogo le session di registrazione), che evidentemente ammortizza e ammorbidisce certi suoni che nel lavoro precedente erano sembrati più grezzi e diretti. Mancano all’appello (diciamolo subito), dunque, i brani-suite che tanto ci avevano emozionato nel primo atto; mancano le cavalcate ruggenti (salvo sporadiche eccezioni) e i mattoni portanti che componevano l’elevatissimo muro del suono della band.
Detto questo, Second Act non è un lavoro da dimenticare. Anzi. Il filo conduttore è un lontano ritorno alla natura, che tiene in piedi tutti e sette i brani, confondendosi nella struttura o lasciandosi intuire fra un brano e l’altro. Abb(agl)io si fa carico della difficile responsabilità di far fluire la diversità e la parziale svolta rispetto al passato. È un brano adamitico, essenziale, fatto di piccoli rumori, una sezione ritmica fondante e alcuni richiami alla musica orientale. Così Peso piuma, nella sua avvolgente e ipnotica rete stellare, non incide, si limita solo a creare l’atmosfera giusta per tornare al canto di cicale, che è come se rimanesse incastrato nell’onda radar dei synth. Bisogna aspettare Sara(‘) per avere indietro quell’essenza detonante che riunisce sotto lo stesso giro di accordi i Kyuss e i Sonic Youth. La voce, volutamente spinta molto in profondità, evoca e invoca propulsioni celesti. Solo Stelle – che sembra un brano dei C.S.I. più cattivi – saprà mantenere l’eleganza rituale di Sara(‘).
Menzione speciale per Underground, che è un po’ l’essenza dell’avant che milita in questa etichetta (Jestrai) da tempi non sospetti. Una compilation di suoni e rumori vastissima: si va da cancelli a porte, da soffi di vento ad animali selvaggi, da feedback di chitarra ad un’estesa gamma di metalli. E infine Signore salga in auto, il brano più pop (se così si può definire) del disco, che quasi evoca il poliziottesco anni Settanta a cui ci hanno abituato i Calibro 35.
In attesa del terzo atto, non ci resta che constatare che Mont Cc 9.0 Second Act è un disco incompleto, ma funzionale. Ogni cosa è al suo posto, anche quando sembra calare vertiginosamente. Ogni silenzio è propedeutico alle rare (ma forse per questo più preziose) esplosioni, anche se – è dura ammetterlo – è difficile vivere senza. Solo questo fa di Second Act un lavoro un gradino sotto rispetto al disco precedente.
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