Recensioni

Sembra tedesco, ma è bergamasco: Füsch! significa levati, scansati, ed è anche il nome del quartetto lombardo fondato da chi già si era fatto conoscere come promotore di una Jestrai Records da sempre attenta alle derive avant del rock nostrano. Anche senza scomodare l’avant, è inutile negare che l’opera in questione, dal titolo quanto mai ambiguo (Mont Cc 9.0 First Act), possa essere inserita sotto l’etichetta “post”. Post rock, post kraut, post industrializzata, post chi più ne ha più ne metta.
Mont Cc 9.0 è solo il primo capitolo di una trilogia che si concluderà nella primavera 2014 e calcola cinque brani dalla lunghezza variabile. Cinque brani camaleontici, debitori verso un sound cupo e ossessivo fatto di rapide incursioni di synth, ma soprattutto di muri toracici di note basse. La materia grezza è l’ipnosi catalizzante del prog (Goblin, Gong, Magma), ma ad essa si aggiungono visioni disperate, trip asfissianti, rituali sonici in cui il noise rock di Fugazi e Swans si fonde nei ritmi lussureggianti di hammond o strumenti a fiato. La voce femminile è il fiore all’occhiello di questo equilibratissimo lavoro di sutura.
In brani-suite come Catherine Deneuve (9 minuti e 20 secondi), l’apparente disordine del crescendo è la rampa di lancio per una sortita psichedelica di tutto rispetto, mentre Broken T-Shirt, suonata col fiato spezzato e la gola secca, quasi chiama in causa i Kyuss della Desert Valley. C’è spazio anche per la melodia – violentemente rifiutata lungo il disco – in Sbando alle macerie, che con soli tre accordi costruisce un’impalcatura che quasi fa venire nostalgia degli Spiritualized. Un ultimo brano (o forse sarebbe meglio dire un ultimo grido) in trenta secondi di punk (Sintesi) e la ricetta perfetta dell’anti-hype è servita.
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