Recensioni

Nell’enorme discografia di Miguel A. Ruiz, artista e sperimentatore elettronico originario di Valencia e attivo sin dalla prima metà degli anni Ottanta, l’unico lavoro firmato con il nome Funeral Souvenir s’inserisce nel solco delle produzioni orientate verso un suono industriale, capace d’inglobare al suo interno la memoria storica della dittatura franchista, la lezione di pionieri quali This Heat e Maurizio Bianchi e il fondamentale influsso del dub giamaicano nelle tecniche da studio.
La splendida copertina del disco, virata per questa ristampa verso un adatto rosso sangue, riprende il celebre scatto del fisarmonicista Graham W. Jackson in lacrime durante i funerali di Franklyn Delano Roosvelt e ci introduce in un universo sonoro sì un poco monotono nelle soluzioni, ma alquanto efficace e pienamente compiuto. Ruiz utilizza la strumentazione elettronica dell’epoca con grande sapienza ed equilibrio. Se l’influenza del dub, con i suoi echi e riverberi lasciati allo stato brado, contribuisce in maniera determinante alla sensazione di smarrimento che caratterizza l’intero ascolto, i ritmi creati dai pionieristici computer dell’epoca e dalle drum-machine vanno definendo due atmosfere differenti: nella prima parte ci troviamo, infatti, davanti a una serie di esperimenti con beat più sostenuti e frenetici (una sorta di disco infernale e apocalittico), mentre nella seconda i beat rallentano, come sommersi dai feedback e da spettrali campionamenti radiofonici (tra cui spicca anche un qualche scampolo proveniente dalla radio italiana).
Con le sue soluzioni dark-ambient allucinate e un’atmosfera di perenne minaccia, La Noche del Anhédrido si conferma, a più di trent’anni dalla sua prima apparizione, come un pilastro dell’avanguardia europea meno accomodante e più spettrale (oltre che uno dei punti tutt’ora più alti raggiunti dal suo prolifico autore).
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