Recensioni

7.8

In attesa delle pantagrueliche riedizioni dei primi due album di Laurie Spiegel (attese sul finire di questo gennaio 2019), gli amanti delle ristampe più peculiari e dell’archeologia musicale più coraggiosa possono rivolgersi a questa strepitosa reissue che la francese Kythibong (e la più famosa Light in the Attic per il mercato americano) ha dedicato ad un verissimo gioiellino, Vous et Nous, forse l’album più significativo (sicuramente il meno convenzionale) della coppia Brigitte Fontaine e Areski Belkacem.

Uscito originariamente nel fatidico 1977 e riproposto qui nella sua dispersiva versione completa, il disco è una fotografia estremamente rappresentativa di un momento storico unico, in cui contestazione politica, nuovi movimenti sociali e le varie arti si sono incontrate per riflettere sul presente (sui frutti ormai appassiti del ’68) e per immaginare nuove possibilità creative e comunitarie. Registrato in sessioni praticamente improvvisate nello studio-appartamento dello stesso Areski, Vous et Nous risente di quest’atmosfera libera e libertina, dando spazio all’improvvisazione e lasciando aperti i microfoni, così da riportare su nastro e su vinile anche il chiacchiericcio delle stanze e i rumori provenienti dalla strada. E se questi elementi (che hanno un illustre precedente nel McCartney più sballato e isolazionista, quello dei due album solisti ed eponimi) sembrano presagire l’attitudine e le scelte dei futuri artisti lo-fi, la musica se possibile è ancora più innovativa e stupefacente: impossibile non citare Patriarcat, vero manifesto (non solo politico) dell’arte di Brigitte e Areski, versione ante-litteram, casalinga e lisergica dei tedeschi Lali Puna, ma negli oltre settanta minuti dell’opera si passa da un classico tributo a Bob Dylan (Ce N’Est Pas Un Ennemi), a contaminazioni world tra Mediterraneo e Medio Oriente che anticipano l’ultima, crepuscolare Lizzy Mercier Descloux (Dans Ma Rue, Petit Sapin), sperimentazioni free-form indubbiamente influenzate dal kraut e dal Gainsbourg più frammentato e psichedelico (le due versioni dell’ipnotica titletrack, il romanticismo quasi noise di Je T’Aimerai).

Altrettanto centrali le liriche che trovano vibrante e già citata Patriarcat il momento più alto ed efficace, una toccante e distorta nenia femminista che vale le migliori invettive di Yoko Ono o Patti Smith. Insomma, una ristampa assolutamente imperdibile per un disco il cui ascolto non solo è ancora attuale, ma si conferma in tutta la sua sotterranea influenza.

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