Recensioni

6.5

Lo diciamo subito, senza girarci troppo intorno: Solide Mirage, quarto album in studio dei Fránçois & The Atlas Mountains è un disco molto carino. Carino e ben suonato ma non riesce ad essere ciò che vorrebbe, cioè un album ”impegnato”. Che poi, è davvero fondamentale che un disco dance pop sia anche impegnato?. Registrato a Bruxelles, capitale di quell’Europa che decide il futuro di un milione di “altri”, prima con Ash Workman (già al lavoro con Christine & The Queens Metronomy), poi con un Owen Pallett che ha aggiunto cascate di violini, Solide Mirage arriva a tre anni di distanza da Piano Ombre e vive in mezzo a scintille di distorsioni, tastiere digitali, riff di piano d’epoca, nebbie di rap francese e colpi di chitarra che profumano di Medio Oriente, senza tralasciare bonghi impazziti e riverberi rétro. Tante cose, forse un po’ troppe.

Il quartetto franco-inglese capitanato da Fránçois Marry, riscoperta una certa passione per il grunge, gli ambienti punk e un gusto tutto orientaleggiante, ha tentato di fronteggiare le cocenti questioni politiche dell’attualità con un disco ben riuscito ma forse non esattamente a fuoco. Come uomo e come artista, Marry ha sentito la necessità di esprimere una rabbia sana, per sopravvivere al caos del mondo, agli attacchi terroristici, alle guerre, alla crisi dei migranti, alla paura generalizzata, all’atmosfera pre-apocalittica. Insomma, una resistenza dell’anima che dovrebbe fungere da àncora per la creazione artistica. Peccato (o forse no) che Solide Mirage risulti più come un sogno impercettibile, una fantasia in cui si sposta la realtà, un disco proteiforme e mutevole che rivela nuove sfaccettature e nuovi territori a ogni ascolto.

Condito da influenze africane, Solide Mirage è un album eclettico, leggero e ballabile che gode di una scrittura diretta e semplice, ma pur sempre politica. Ed è questo l’appunto che si può fare a Marry e soci: concentrarsi su troppi temi ha finito per portarli a non metterne a fuoco nessuno; un peccato veniale che le atmosfere colorate e divertite dei brani riescono a far perdonare. L’opener Grand Dérèglement balla ritmicamente su linee di basso à la Charlatans, con quel drum beat costante e dolce che suona un po’ orientale un po’ naïf. Se le chitarre elettriche dei francesi ringhiano sofficemente, non manca l’animo più ruvido, come dimostrano Bête Morcelée col suo grunge puro e una Jamais Deux Pareils poggiata su schegge di asprezza. Il finger tapping usato nell’ottima Tendre Est l’Âme regala una sensazione di spensieratezza estiva, grazie a una morbida linea di basso e a un’armonizzazione di campane e fischiettii. Il sound dolce e tropicalista di Apocalypse à Ipsos o quello più acustico di 1982, incontra l’acquatica elettricità di 100 000 000 – un appuntamento al tramonto tra i Passion Pit e Bonobo – mentre la trance digital-teen di Âpres Après suona talmente indie e pacchiana che nemmeno l’outro a cavallo fra ’70 e ’80 riesce a salvarla. Solide Mirage vorrebbe vivere in un range di suoni estremamente vario ma soffre di una certa staticità nell’aggrapparsi alla scena indie-alternative più danzereccia. Non che sia per forza un male, ma ne esce un disco sufficientemente brillante, che pecca di una certa presunzione nel mischiare mondi lontani senza un fil rouge strumentale in grado di legare il tutto.

Quella di Fránçois & The Atlas Mountains è tuttavia un’attitudine fresca e pungente, che nel mescolare stilemi della chanson più classica a ritmi tipicamente indie-rock, riesce a regalare quintali di endorfine e sudore, godendo comunque di quel gusto francese a metà fra la fuga e la seduzione. Solide Mirage si imporrà come disco dell’estate per giovanissimi e imberbi francesi in vacanza, sfiorando quel synth-pop à la Fortune e dimenticandosi di voler veicolare un messaggio più profondo. Ma d’altronde sarà estate, e gli ombrelloni, i tuffi, l’abbronzatura…

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