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Se Nuova Gianturco, ancor più dell’affascinante progetto Ballads, ha rappresentato un nuovo inizio per Francesco Di Bella, questo O Diavolo è la naturale e meritevole maturazione. Stavolta l’ex 24 Grana prova ad allontanarsi dalla comfort zone della forma acustica, allargando gli orizzonti stilistici a soluzioni sempre più diverse, tra inserti di chitarre distorte, ritmiche sincopate, elettroniche dub, tutto tenuto insieme da uno stile cantautorale sempre più personale e riconoscibile. Questo nuovo capitolo si sviluppa attorno alla figura diabolica, simbolo di divisione, spauracchio, capro espiatorio degli sbagli dell’uomo, fonte del peccato, ma più in sintesi in questo lavoro emblema della nostra epoca confusa e contraddittoria.

Un’apparentemente fantastica entropia, dentro cui provare a sopravvivere attraverso le forme molteplici dell’amore, a cominciare da quello per le più semplici rivelazioni che soltanto una bella canzone pop può garantire. Francesco Di Bella è un artigiano di lunga data, che come pochissimi in Italia può vantare una tale libertà di movimento e di azione che sotto un velo di leggerezza e disincanto nasconde una poetica ragionata e profonda, complessa e stratificata. Stella nera, in questo senso, è probabilmente il brano che mostra lo spessore maggiore, muovendo da quell’ostinazione verso qualcosa o qualcuno che si racconta in un crescendo tra note di piano, archi e sintetizzatori. Canzone ‘e carcerate, che racconta il dramma della vita in carcere da uno spunto del poeta Ferdinando Russo, ne è un’altra validissima prova. Rub a dub style si affaccia timidamente verso elettroniche ipnotiche, ma dalla traccia che dà il titolo al disco a Scinne Ambresso, passando per Il giardino nascosto o Sulo pe’ te, quelli che ascoltiamo sono brani caldi e accomodanti pronti ad aprirsi per rivelare una soluzione diversa, l’inserto distorto che non ti aspetti, un tappeto di basso elegantemente bilanciato, un hint poetico che invita alla riflessione.

Francesco Di Bella, come un nostro J Mascis, resiste agli urti e prosegue ostinato e contrario su un percorso che è suo e soltanto suo, con una ricercatezza musicale affinata che si lascia apprezzare su più livelli da chiunque, come soltanto una bella canzone popolare sa fare. E d’altronde, come canta in Rivelazione, «nun te scurdà che sta musica a fai pure tu».

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